Alla scoperta della città di Catanzaro

Polibio la descrive come un antico centro greco, facente parte dell’aria di Scolacium

sito antico ricostruzione

Per conoscere Catanzaro, l’antica Catàsaron, bisogna andare a cercarla nel suo castello arroccato sulla pianura, come un maniero feudale, che si specchia sul Golfo di Squillace.“Chatacium antiquissimum oppidum et vetustissima graecorum colonia”.

Polibio la descrive come un antico centro greco, facente parte dell’aria di Scolacium, posto su uno sperone roccioso.         catanzaro nuova                          

Cassiodoro parla di altri centri a pochi km da Crotalla (Marina): Gallianus (Gagliano), Petrusa (Mater Domini), Janous (Janò).                                                                                                                            

Ritrovamenti molto importanti datati 20 mila anni fa, sono stati rinvenuti in una grotta vicina a Catanzaro (Cavorà) e lo storico Lovisato afferma che l’uomo preistorico del neolitico ebbe, nell’istmo catanzarese, molte officine litiche; oggetti datati 20 mila a.C. testimoniano le prime forme di commercio di ossidiana.                                                                                                                                          

castello catanzaro 2Nel 5000 a.C. c’era già la lavorazione del rame, sono state ritrovate vaschette utilizzate per la fusione del metallo, nell’area di Scolacium e, a Cz Lido, miniere uniche in Calabria, consentirono scambi commerciali con oro e argento. Attraverso l’istmo era facilitato il collegamento sia col mar Tirreno sia col mare Egeo. Furono ritrovate cuspidi, fibule di bronzo, rasoi ( l’età del bronzo, in Calabria, si verificò tra il 3° ed il 2° millennio). Intensi gli scambi commerciali con i Micenei e con i Fenici. La zona di Marina e della Valle del Corace, determinò l’unificazione dei villaggi e la nascita di Scolacium. Intorno al X sec. a.C., giunsero gli Enotri e il loro re Italo, si stabilì nella terra tra i dugolfi (Aristotele). Fu buono e saggio e favorì l’integrazione con le popolazioni locali; chiamò questa terra : Italia. Nella seconda metà del sec.IX, due condottieri bizantini, Cattaro e Zaro, condussero le popolazioni della città magno-greca di Skilletion ( oggi Scolacium), in una fortezza militare su Trivonà (quartiere Grecia), per sfuggire alle continue incursioni saracene. Il generale Flagizio fece costruire una cittadella fortificata, fece sistemare delle cisterne . In seguito la fortezza assunse orma urbana e fu incastellata col nome di Katanzarion. Da qui lo sviluppo di officine per la lavorazione della seta, importata dall’oriente e delle coltivazioni del gelso. Agli inizi del X sec., la città bizantina fu occupata dai saraceni ( nell’ottocento fu scoperta una necropoli con oggetti dotati di incisioni arabe). Poi la città si ribello al dominio saraceno e tornò sotto il dominio bizantino. Nel 1069 cadde sotto l’assedio dei Normanni di Roberto il Guiscardo, fu eretto il Castello Normanno e la città fu feudo della famiglia Altavilla con il conte Rodolfo. In questa epoca vi fu grande fioritura di arti e di mestieri, la lavorazione della seta, scambi commerciali con paesi orientali ed europei. Nella metà del XIII sec. l’imperatore Federico II di Svevia, fece di Catanzaro un diretto possesso della corona; fu eletta Contea e conferita a Pietro Ruffo.                                                                     

L’industria della seta era sempre più fiorente e i suoi damaschi erano noti in tutta Europa.                                     

Nel 1528, la città resistette all’assedio dei Francesi e, Carlo V d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Napoli, le concesse il titolo di “ Magnifica e Fedelissima” e lo stemma con l’aquila imperiale. Fu inoltre concessa l’esenzione dai tributi regi e la facoltà di battere moneta.                                

Le monete provenienti da Catanzaro recavano la scritta “ Obsisso Cathanzario” su una faccia e, sull’altra “Carol V S. Imp.”. Venne poi nominata Capoluogo della Regione Calabria.                                

Lo stemma di Catanzaro è dunque un’aquila con la testa rivolta a destra, armata di corona in atto di sollevarsi in volo. Nel seno, che forma uno scudo, vi sono i  tre colli su cui si erge la città. L’aquila, col becco, tiene una fascia sulla quale è il motto “Sanguinis effusione” e dimostra che, col sangue dei suoi cittadini, in  servigio della Cattolica Corona, ha meritato quell’aquila che le concesse la sempre gloriosa memoria dell’imperatore Carlo V.                                                                                       

Carlo V riconobbe il Consolato dell’arte della seta nel 1519;  gli statuti sono del 1568 ( otto anni prima di Firenze). L’arte della seta era già florida in tempi precedenti  infatti, alcuni artigiani furono chiamati in Sicilia (Palermo e Messina), per insegnare l’arte del velluto e, anche in Francia (Lione e Tours). Quando il re Luigi XI decise di istituire nei propri domini la manifattura della seta, lì comparve il primo telaio meccanizzato, attribuito a  Giovanni il Calabrese.                                                                 

Nel quartiere, tuttora chiamato Filanda, erano ubicati i laboratori per la tessitura e la filatura della seta. I tessitori di damasco e di broccato resero famosa Catanzaro in tutto il mondo. Non sono molte le città che possono vantare una storia così illustre, la città regalò il celebre damasco verde, stellato d’oro, giudicato una delle meraviglie del tempo, a Ladislao di Boemia, sul finire del Trecento. Sullo scorcio del Quattrocento insegnò la tintoria ai francesi e, nel Cinquecento il “martedì d i Galilea”, la città traboccava d’oro per i buoni affari conclusiaquila catanzaro sul mercato internazionale di Reggio. Catanzaro apriva la fiera il giorno di Santa Chiara ( 11 agosto) per due settimane e chiamava nelle sue mura il fior fiore del mercantilismo europeo: olandesi ,spagnoli, francesi, genovesi e veneziani. Trenta anni prima del finire del Seicento, aveva in lavorazione più di mille telai e 5 mila operai erano occupati nell’ industria locale.                                                                                               

Nel 1584 la città di Reggio Calabria riuscì a far trasferire da Cz a Rc, gli Uffici della Reggia Udienza della Calabria Ulteriore ma, quando la città venne saccheggiata, gli archivi e i tribunali ebbero definitiva sistemazione a CZ che divenne punto di riferimento dell’attività burocratica e giudiziaria della provincia. Agli inizi del Seicento, un gran numero di avvocati e di medici diedero importanza alla città.                                 

Furono costruiti edifici di culto che si affiancarono ai più antichi insediamenti francescani e domenicani già presenti in città. Poi la situazione si aggravò per l’aumento della gabella e, nel 1647, i catanzaresi si ribellarono e incendiarono gli uffici di coloro che riscuotevano la gabella.                                         

In seguito vi fu una terribile carestia e due terremoti.                                                                                                        

Intanto le idee illuministe, che avevano animato gli anni della rivoluzione francese, erano  giunte a  CZ, veicolate dal filosofo Gregorio Aracri e dal poeta Luigi Rossi; inoltre, nella città operavano logge massoniche fondate e dirette su principi che avevano animato il periodo della rivoluzione. Nel 1808 a Cz fu istituito un Real Liceo al quale fu annesso un corso universitario di medicina e uno di giurisprudenza. Nello stesso anno fu aperta la Scuola Agraria che ebbe notevole importanza per lo sviluppo economico e culturale della città; così pure l’industria tipografica.                                                           

In città, purtroppo, sussistevano grossi problemi strutturali (la necessità di un acquedotto che erogasse acqua pulita).C’erano solo due fontane pubbliche che erogavano acque malsane, insufficienti e dannose.                                                                                                                                                            

 Il 22 giugno 1810 Gioacchino Murat decretò l’avvio alla costruzione della Fontana, completata il 1840. Con il ritorno di Ferdinando I sul trono Regio a Napoli (1816),  la città fu nominata capoluogo della Calabria Ulteriore Seconda, lasciando a Reggio Calabria il ruolo di capoluogo della Calabria Ulteriore Prima. Catanzaro ospitò la  Gran Corte Civile delle Calabrie, dove erano tornati i Borboni che volevano reintegrare il vecchio ordine, come deciso nel Congresso di Vienna.                                                   

  La città piombò nell’immobilismo ma le idee liberali circolavano nonostante le persecuzioni borboniche. Il pensiero liberale si rinvigorì con l’avvento di Luigi Settembrini giunto da Napoli (1835), per la cattedra di eloquenza e di greco presso il Liceo cittadino; intanto faceva proseliti alle idee liberali e alla società segreta fondata da Benedetto Musolino “Figlioli della Giovine Italia” omologa alla Giovine Italia mazziniana. Agli inizi degli anni Cinquanta, l’ambiente colto catanzarese  si aprì alla cultura  europea e si interessò ai temi di sviluppo economico e sociale. Tra i membri si ricordano: Carlo De Nobili, Vincenzo de Grazia, Luigi Grimaldi, Giuseppe Cua, Giuseppe Caruso etc.                     

I moti del 1848 fratturarono l’equilibrio dei rapporti tra la monarchia e la borghesia.                                               

Re Ferdinando II tentò di rendere inoperante la Costituzione da lui stesso concessa e, in tutto il regno, si propagò l’indignazione. Catanzaro e Cosenza furono i focolai più importanti ma, per carenza di fondi, i volontari non venivano retribuiti. Tornarono dunque al lavoro dei campi . Nel giugno 1848, all’Angitola subirono una dura sconfitta ad opera del generale Alessandro Nunziante, che aveva ricevuto rinforzi da Napoli. Stessa sorte toccò a Pizzo e Filadelfia. Lo sbarco di Garibaldi e i Mille a RC, nell’agosto 1860 , diede speranza ai liberali calabresi ma, a Cz, vi erano forti disaccordi tra i pensatori liberali  come Antonio Greco, Domenico Angherà e il Generale Francesco Stocco e i liberali moderati guidati dal sindaco Giovanni Marincola e l’intendente Leonardo Larussa. Intanto il generale Francesco Stocco fu richiamato a Napoli da Garibaldi e rafforzò il desiderio di annessione al Piemonte. Catanzaro, a metà del XIX sec. subì un processo  di trasformazione e di adeguamento delle strutture pubbliche: fu completata la Nuova Fontana, venne costruito il Teatro Comunale e i palazzi privati di pregevole fattura: pal. Alemanni, pal. Doria e restaurate le strutture danneggiate dal terremoto del 1783. I lavori proseguirono ancora per gran parte del Novecento, il mercato edilizio riuscì a risollevarsi, una grande fetta sociale era composta da professionisti e da funzionari amministrativi; il resto della popolazione era composto da contadini, operai sottopagati, artigiani. Col Piano Regolatore  del  1877, la città veniva allargata per adeguare il tessuto cittadino alle nuove esigenze di traffico e conservare il ruolo amministrativo  della giustizia negli istituti universitari, nei comandi militari etc.                                                        

Dopo le elezioni regionali del 1970, la prima riunione del Consiglio Regionale si sarebbe dovuta tenere nella città sede di Corte d’Appello, quindi a Catanzaro. Ma la scelta della città capoluogo fu molto sofferta. Ci furono attentati, tafferugli e, alla fine, si decise di suddividere le nuove istituzioni regionali tra Catanzaro e Reggio La prima fu nominata capoluogo della Calabria ed ebbe la Giunta e gli assessorati; Reggio ebbe il Consiglio Regionale. I catanzaresi definirono la scelta equa.

La città delle tre V (VELLUTO-VENTO-VITALIANO: SANTO E PATRONO)                                                                        

Molte le chiese ricche di pregevoli opere d’arte, stucchi ed affreschi.                                                                           

San Giovanni del Cinquecento, sorge sul punto più alto della città, in corrispondenza dei resti dell’antico castello (XV-XVI sec.). In seguito venne aggiunta la scalinata ottocentesca. Navata unica ed opere pittoriche e scultoree del 17° sec.

Omobono (XI SEC.) è una delle chiese più antiche

Basilica dell’Immacolata: principale luogo di culto dedicata alla Patrona dei tre colli (1254 ), tre navate con cappelle gentilizie e transetto. Nel 1954 Pio XII la elevò alla dignità di Basilica Minore e, nel 1998 divenne Santuario Mariano Diocesano.

Duomo. Eretto nel 1121, in epoca normanna, fu dedicato a S. Maria Assunta  e agli Apostoli Pietro e Paolo. Nel 1638, durante il terremoto, crollò la facciata rinascimentale e nel 1943, durante i bombardamenti crollò il transetto destro e il campanile subì notevoli danni.

Rosario: Facciata rinascimentale, navata unica, volta a botte lunettata con transetto e 4 cappelle per lato.

San Rocco: ( Settecento) Navata unica e cappelle laterali (stucchi decorativi e affreschi moderni).

Chiesa del Monte dei  Morti e della Misericordia (18° sec.) con ricco portale barocco e interno a croce greca.

Chiesa S. Maria del Mezzogiorno: numerose apparizioni di una giovane donna, identificata come la Madonna, distribuiva pane e fichi ai cittadini, durante la carestia.

Osservanza:( 15° sec) dedicata alla Madonna della Ginestra. Cappella cinquecentesca del Santo Sepolcro, con reliquie della Terra Santa; cappella del Santissimo Crocefisso e statua della Madonna delle Grazie di A. Gagini (1504).2

Maria del Carmine (17° sec.) nel rione Grecia, era annessa al Convento Carmelitano.

Chiesa S. Maria di Porto Salvo: molto importante per il folklore e le tradizioni; eretta nell’ 800 e dedicata alla patrona dei pescatori e delle vittime del mare; interno a croce greca, unica navata.

Pregevoli i palazzi storici: pal. De Riso, Anania, Rocca-Grimaldi, Ruggero-Raffaelli (già convento dei Paolotti, saloni affrescati sfarzosamente e pregevoli dettagli); Menichini,  Fazzari, De Nobili, Alemanni etc.                                                                                                                                                                            

Tutto questo Catanzaro offre al ricordo dello storico e, chi vuol comprendere le grandi eredità del passato, ha la possibilità di visitarla con lo sguardo del viaggiatore sognante. La città appare come una castellana orgogliosa del suo passato e attende paziente la sua rinascita!

 

Pietragrande 2. 8.’17          by Carmela Costanzo, autrice

 

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Carmela Costanzo
CircaCarmela Costanzo

Docente - Socia fondatrice dell'Associazione culturale Nòstos - poetessa Altri articoli

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