“Analisi delle cause dello sfruttamento femminile nelle Agromafie”

Il 5 giugno 2017, presso la Regione Lazio, in Sala Tevere, (9-13) Tavola Rotonda su: “Analisi delle cause dello sfruttamento femminile nelle Agromafie”, organizzata dall’AGI, Associazione Giuriste Italiane. Apertura dei lavori: Anna Maria La Rana De Nardo, Presidente Nazionale AGI, saluti dalla Vice Presidente AGI sez. Europea e dalla Presidente AGI sez. di Roma. Interventi di Giulio Prosperetti, Giudice della Corte Costituzionale; Mons. Guerino di Tora, Vescovo ausiliario della Diocesi di Roma Nord; Colonnello Luigi Cortellessa, Comandante del comando dei Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari; Michele De Chiara, Tenente dei Carabinieri e Comandante delle Compagnia di Bojano; Loredana Taddei, Responsabile politiche di genere CGIL Nazionale; Luigi Sbarra, Segretario Generale FAI-CISL; Romano Magrini, Responsabile delle politiche per il lavoro Coldiretti; Maura Gentile f.f. Club per l’Unesco di Roma; Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati; Carlo Hausmann, Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio; Lucia Valente, Assessore al Lavoro della Regione Lazio; Giuseppe Bea, Presidente ONImpresa; Daniele Fichera, Presidente VIII Commissione Regione Lazio; Paolo Butturini, Vice Segretario Federazione Nazionale Stampa e Segretario Associazione “A mano disarmata”.
L’Associazione Giuriste Italiane (AGI) ha coinvolto, nella Tavola Rotonda, le Forze dell’Ordine, le Parti Sociali e le Associazioni del Terzo Settore per discutere sul fenomeno dello sfruttamento delle donne in agricoltura al fine di costituire una rete tra le parti interessate. Presenti gli studenti del Liceo Scientifico Vito Volterra di Ciampino, molto attenti alle tematiche affrontate.
Alle tre di notte le nuove schiave sono già per strada, con la bustina contenente il panino, vengono caricate sui pulman granturismo e portate nei campi. I turni di lavoro sono estenuanti, disumani (12/14 ore al giorno). La sig. Paola Clemente, raccoglieva l’uva, morì per l’enorme fatica. Dal Piemonte alla Puglia, alla Sicilia, le vittime non sono solo i migranti ma anche molti italiani( 430 mila), senza alcun contratto, salario bassissimo, ricatti, abusi, imposizioni di alloggi. Nel territorio di Vittoria( RG), 5 mila donne rumene subiscono ogni sorta di violenza, vivono in campagne isolate; il sindacato di strada, con un camper va a cercarle ma loro hanno paura…è una vergogna e The Guardian ha definito il fenomeno: la schiavitù del 21° secolo. Lo sfruttamento viaggia di pari passo con la tratta di esseri umani e il ricatto resiste; 40 mila donne braccianti vengono sfruttate per la raccolta dell’uva, dei pomodori, delle fragole etc. e la minaccia a qualunque tentativo di ribellione è : domani resti a casa! Spesso la criminalità organizzata si infiltra nel tessuto sociale e produttivo del territorio e ne limita la crescita. Oltre alle organizzazioni criminali tradizionali, radicate nel territorio, oggi vi sono nuove forme di criminalità emergenti, connesse al mondo della finanza e del riciclaggio. Le forme tradizionali di criminalità nate e cresciute nel territorio di appartenenza, grazie allo sfruttamento delle attività agricole e del relativo indotto, negli ultimi decenni si sono trasferite nell’Italia del nord, affiancandosi e/o sostituendosi alle organizzazioni criminali già presenti. L’aumento dei margini di profitto della filiera agroalimentare ha causato un interesse criminale verso il settore dell’agroindustria che non si limita alla sola produzione del fabbisogno nazionale ma si è interconnesso ad una rete di scambi commerciali su scala globale. L’Italia è il paese con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica ufficialmente riconosciuta dall’Unione Europea. Per agroindustria si intendono le fasi successive alla produzione: le lavorazioni intermedie, la manifattura del prodotto commerciale, la commercializzazione e la distribuzione dello stesso. L’aspetto occupazionale dell’agroalimentare è rilevante( il 12,2% degli occupati nazionali è impiegato in questo settore). Le opportunità lavorative offerte dal settore sono decisive soprattutto nel Mezzogiorno, dove la disoccupazione giovanile è alta. Il crescente interesse per gli aspetti qualitativi legati al cibo e ai paesaggi rurali ha negli ultimi decenni consentito un florido sviluppo legato agli aspetti turistici e culturali della filiera agroalimentare. Numerosi gli agroturismi e numerosi gli eventi culturali e le sagre hanno favorito un turismo nazionale ed estero. Nel novembre 2010 l’Unesco ha riconosciuto la dieta mediterranea come patrimonio culturale dell’umanità. Tra le motivazioni si legge: “la dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo”. Riconoscimento importante sia per la nostra cultura legata all’alimentare sia per i nostri prodotti. Questa cultura millenaria, le tecniche artigianali e la qualità del nostro cibo hanno reso i nostri prodotti famosi in tutto il mondo. Spesso produttori non italiani hanno sfruttato questa peculiarità a vantaggio dei loro prodotti, camuffandoli con tricolori e nomi che suonano come italiani. Negli Stati Uniti sono in commercio 20 miliardi di dollari di alimenti” Italian Sounding” contro una esportazione dell’alimentare italiano che vale 2 miliardi. I prodotti più imitati sono: il parmigiano reggiano, il grana padano, il gorgonzola. All’estero molti produttori commercializzano finti prodotti Made in Italy. L’Associazione no profit Reliability ha sviluppato recentemente una “app” per aiutare i consumatori italiani ed esteri a smascherare finti prodotti Made in Italy, leggendo l’etichetta. L’applicazione è in grado di reindirizzare l’utente sulle pagine web della casa produttice dove è possibile effettuare un riscontro ed avere informazioni sul prodotto che si sta per acquistare. Anche supermercati low-cost e discount, spesso dietro ad un prezzo conveniente ed una etichetta scritta in italiano si nasconde un prodotto che non è assolutamente italiano. E’ il caso di formaggi freschi, mozzarelle prodotte in Germania e in Polonia, spesso da cagliate congelate. Buone notizie, su questo fronte, per il nostro paese. In attuazione del regolamento UE N.1169/2011, dal 19 aprile di questo anno è obbligatorio, per i produttori, indicare sulle confezioni di latte fresco e di tutti i prodotti del comparto lattiero-caseario in maniera “chiara, visibile e facilmente leggibile”, il paese d’origine delle materie prime utilizzate. C’è ancora tanto lavoro da fare per tutelare i nostri prodotti, soprattutto perché, mai come oggi il cibo e la cucina italiana vengono guardati con grande favore all’estero. Infatti la Chef star inglese Jamie Oliver, ha dato vita al Jamie’s italian, un franchising mondiale di 15 ristoranti di cucina italiana, di cui solo 6 nel Regno Unito. ( prima parte)

Roma 21-6-2017 Carmen Costanzo, autrice

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Carmela Costanzo
CircaCarmela Costanzo

Docente - Socia fondatrice dell'Associazione culturale Nòstos - poetessa Altri articoli

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