Digiuno di dialogo per istituire il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà

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Rocco Ruffa* (Partito Radicale Nonviolento – Ass. Radicale Abolire la miseria): non molliamo digiuno di dialogo per istituire il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà. La nostra non è fame di cibo ma fame e sete di giustizia.

Dall’11 Febbraio scorso sono oltre 90 (su 125) i giorni di sciopero della fame (28 dei quali anche in sciopero della sete) fatti dal sottoscritto, in staffetta con Giuseppe Candido e Cesare Russo – rispettivamente Segretario e Presidente della “Associazione Radicale Nonviolenta Abolire la miseria – 19 Maggio” – per chiedere, in forma di dialogo nonviolento, ai consiglieri regionali della Calabria e al Presidente, dott. Nicola Irto di istituire e nominare al più presto la figura del “Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale”. 

A fare “la conta” dei giorni di digiuno e di sciopero della sete fatti è lo stesso Rocco Ruffa che sottolinea come “Lo stesso appello ad istituire il Garante regionale sia giunto dal Garante nazionale dei detenuti, dott. Nitto Palma, che “lamenta” l’impossibilità di svolgere al meglio il suo ruolo considerato che un coordinamento con un’equivalente figura regionale risulta imprescindibile per verificare la tenuta dello Stato di Diritto e la non violazione dei Diritti Umani all’interno delle carceri e non solo. Non stupisce il fatto che – continua Ruffa nel comunicato – al C.A.R.A. di Isola Capo di Rizzuto (KR) solo a seguito di un’indagine della Magistratura sia emerso come venivano trattati i migranti e la miseria del cibo che veniva offerto alle persone ospitate che, secondo il Procuratore Capo di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri, era adatto ai maiali.

Come ribadito nella Mozione del 40° Congresso Straordinario, il Partito Radicale Nonviolento lotta per l’affermazione dello Stato di Diritto e, anche qui in Calabria, tramite il dialogo con le massime istituzioni calabresi, lottiamo affinché – nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Consiglio Regionale – si affermi la vita del Diritto e si possa discutere e approvare, prima della calura estiva che sicuramente aggraverà le condizioni di detenzione, la proposta di legge di iniziativa del Consigliere Regionale Franco Sergio (PdL 221/X) recante appunto norme per la “Istituzione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale e dell’Osservatorio Regionale per le Politiche Penitenziarie

Proposta, quella dell’On. Sergio, che” – prosegue Ruffa – “in molte parti mutua quella presentata dal Presidente Nicola Irto (PdL 34/X) più di due anni fa, il 13 maggio 2015, e che malauguratamente si è impantanata in I Commissione per mancanza di un’adeguata relazione tecnico finanziaria.

Nonostante tale carenza sia ora superata dalla proposta del Consigliere Sergio e nonostante si dica con comunicati stampa che “l’istituzione del Garante avverrà prima dell’estate”, calendario alla mano (la Primavera finirà il 20 Giugno), sembra di essere davanti a un’altra promessa da marinaio. Conosciamo le carceri calabresi per averle visitate tutte, alcune più di una volta. Tutti i dati sulle presenze dei detenuti, sulle carenze sanitarie, di personale e di educatori sono state documentate – per ciascuna visita effettuata – con dettagliati rapporti. Ma se non si vuole credere ai radicali che da anni si occupano di carcere e giustizia anche in Calabria, per rendersi conto che la situazione sta di nuovo peggiorando nelle nostre carceri, è sufficiente leggere il XIII rapporto (2016) dell’Associazione Antigone, titolato non a caso “Torna il carcere”. Mostra inequivocabilmente che – stante siano diminuiti sensibilmente i reati – il numero dei detenuti torna a crescere. E pure in Calabria non è il sovraffollamento l’unico problema: il diritto alla salute, il diritto alla rieducazione attraverso attività lavorative e formative realmente professionalizzanti, il diritto agli affetti familiari, anche nelle carcere calabresi diventano chimere, diritti “compressi”, a volte del tutto negati, annullati.

Non è Stato di Diritto, né umanamente “giusto” – conclude Ruffa – “che la Calabria non abbia istituito ancora la figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà e che – a questa mancanza – debba sopperire il Partito Radicale che, con le visite fatte pur non avendo Consiglieri Regionali né Parlamentari, ha presentato interrogazioni, fatto rapporti e segnalato più volte situazioni di disagio estreme al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. E per questo caparbiamente non molliamo la lotta per l’istituzione del garante dei detenuti e continueremo il nostro digiuno di dialogo per sostenere e chiedere l’approvazione della legge in tempi rapidi”. 

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Lucia De Cicco
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Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos Altri articoli

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