Editoriale di Anna Maria Schifino: Quel Bambino non voluto

I casi di infanticidio e abbandono del bambino alla nascita

La nascita di un bambino è un evento che incide sempre in modo profondo nella vita di una donna.

Non è detto, però, che esso sia sempre vissuto con gioia, a volte le madri si trovano a vivere situazioni estremamente dolorose . Pertanto, è necessario che durante la gravidanza la donna venga seguita in modo qualificato per la tutela sua e del nascituro, onde evitare, al momento del parto, decisioni affrettate e spesso drammatiche. Non sono rari, infatti, i casi di neonati abbandonati subito dopo la nascita e ai quali, spesso, non si riesce a salvare la vita. Tali drammatiche scelte sono, il più delle volte, frutto della paura e della mancata conoscenza della normativa sul caso.

Sia chiaro: l’uccisione di un bambino per mano di sua madre è un gesto così feroce che è impossibile giustificarlo.

Eppure bisognerebbe tentare di comprenderlo, in modo da avere più strumenti per prevenirlo.

Il malessere e il disagio provocati dalla nascita di un figlio non sono fenomeni rari. Il senso di inadeguatezza del proprio ruolo materno e la presenza di patologie precedenti (una psiche destabilizzata da traumi o deviata a causa di disturbi di personalità) sono fattori da tenere presente.

Spesso, invece, ad essere ucciso è un figlio “indesiderato” frutto di uno stupro o di una relazione extraconiugale, o arrivato durante l’adolescenza: in questo caso le madri arrivano a negare la gravidanza e a “fecalizzare” il neonato (è il caso dei bambini abbandonati nelle discariche o nei cassonetti dei rifiuti). Nelle donne responsabili di questo tipo di infanticidio si evidenzia che la presa coscienza della gravidanza è avvenuta addirittura tra il quinto e il nono mese, proprio a causa del rifiuto del loro stato.

Le mamme che lasciano in ospedale in adozione il loro bambino appena partorito sono circa 400 all’anno. Il 70 % sono straniere, le altre giovanissime e italiane. Ogni anno, negli ultimi anni, le mamme, che abbandonano il neonato dopo averlo fatto nascere aumentano del 20%.

Per essere madre non è sufficienNeonato_web_2017_thumb660x453te partorire il proprio figlio. È necessario che vengano soddisfatti una serie di situazioni: bisogna vivere la propria condizione, forti di un senso di sicurezza e di fiducia, poter contare sull’appoggio della famiglia; sapere che il proprio figlio sarà amato e protetto una volta inserito nel contesto domestico ed essere parte di un progetto. Quando qualcuno di questi elementi (o tutti) viene meno la madre, a volte, può manifestare segni di sofferenza psichica, che se ignorati possono diventare l’anticamera della tragedia trasformadosi in “figlicidio “.

Il rifiuto tragico materno può aver luogo perché i figli non sono accettati dai mariti o conviventi. Non mancano episodi di madri che odiano i figli poiché li ritengono responsabili del loro abbruttimento fisico o della costrizione di un ruolo frustrante o dell’abbandono della loro carriera. Non sono rare, tra loro, le persone afflitte da malattie mentali a base persecutoria, con comportamenti deliranti e paranoidi.

Inoltre ci sono “madri segrete” arrivano dalle pieghe di un’Italia profonda, emarginata, sommersa, dove vecchie e nuove povertà si fondono. Sono clandestine, immigrate, senza Patria, ma anche italiane, giovanissime, a volte, poco più che bambine. Donne, ragazze, adolescenti cresciute in fretta, sole, spaventate, violate.

Firmano e se ne vanno le madri segrete, ombre nei reparti di maternità, dove tutto il resto è invece attesa, gioia. Se ne vanno sole come sono arrivate con il corpo ancora sconvolto da quella nascita e da quella perdita.  Dietro quella decisione estrema ci sono uomini violenti, religioni intolleranti, famiglie che si vergognano di figlie incinte per errore, prostituzione, clandestinità, la paura di essere espulse, violenze sessuali, povertà, adulterio e nessuna informazione sull’aborto legale.

Si dovrebbe insistere di più tramite i media sulla legge, che permette alle donne di non riconoscere il bambino partorendo in ospedale in anonimato e il bambino può essere affidato ad una famiglia in poco più di 30 giorni in modo che si evitino morte certa di neonati, magari buttati con ferocia anche per strada come nell’ultimo caso di Settimo Torinese.

Una cosa è certa, nonostante il gesto imperdonabile, un bambino abbandonato non si dimentica mai. 

 by Anna Maria Schifino, autrice

 

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Anna Maria Schifino
CircaAnna Maria Schifino

Autrice e relatrice di Cassano Allo Ionio, i suoi pezzi appaiono spesso sul Quotidiano del Sud in veste di Opinionista e altri motori online Curatrice della rubrica di Alvolonews.it "CUCINA" Altri articoli

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