Fondi europei, DOP, IGP, BIO: come perdere un’altra opportunità

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Oltre la crisi c’è un nuovo allarme per l’Agroalimentare calabrese

Riflettori da puntare sui sedici progetti finanziati con oltre dieci milioni di euro di fondi comunitari per la promozione dei prodotti calabresi riconosciuti

Mentre tutti i territori europei lavorano per acquisire più certificazioni comunitarie, tipo DOP e IGP piuttosto che SGT, la Calabria sembra andare controtendenza: certo, non è più una novità e, forse, nessuno si meraviglia più di questo, tanto si è abituati a fare brutta figura. Il problema è che a rimetterci è l’economia già in asfissia di questa regione.

E mentre in alcuni territori qualcuno continua a difendere il proprio orticello e disquisisce di DOP o IGP da riservare ad aree più o meno ristrette, da circoscrivere possibilmente al perimetro del cortile di casa propria, nel Galles si sono già organizzati per produrre la ‘Nduja.

Proprio così: la ‘Nduja, che ormai rappresenta iconicamente la Calabria ma che non ha ancora nessun marchio a proteggerla dalle imitazioni, ormai dilaganti.

Ma non è il solo esempio: recentemente, è capitato di trovare pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana la notizia che il “Consorzio di tutela dei Salumi di Calabria a DOP”, per come era stato battezzato, ha cessato di esistere. Anzi, no.

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CircaLucia De Cicco

Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos lucia.decicco.70@gmail.com Altri articoli

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