Galleria Borghese, Sala IV Sala degli imperatori

Lo spartito architettonico di questa sala è dovuto all’architetto Antonio Asprucci

Plutone e Proserpina

 Antonio Asprucci nel tardo Settecento, articolò l’interno della villa con armonia di proporzioni e di colori senza il fasto barocco né la rigidità neoclassica. Pavimento con marmi pregiati e anche le colonne e i nastri divisori della volta. Nelle nicchie dorate sono incastonate preziose sculture antiche ( Artemide Borghese). Tra i pilastri, raffinati mosaici a grottesche ( ornamenti ispirati a quelli antichi trovati nelle grotte), di Cesare Aguatti. Le ariose grottesche, con l’inserimento di vedute romane della volta, riflettono l’arte romana antica. Nella volta, la storia e il trionfo di Galatea, ninfa marina che al Ciclope Polifemo preferì il giovane Aci, ucciso con un sasso dall’avversario. Troneggia un grande gruppo marmoreo di Gian Lorenzo Bernini: Plutone- potente dio e re degli inferi- rapisce Proserpina, figlia di Gea, la terra. La madre intercede presso Giove ed ottiene il permesso di far tornare, per metà dell’anno, la figlia sulla terra, per poi trascorrere l’altra metà nel regno di Plutone. Così, ogni anno, in primavera, la terra si copre di fiori per accoglierla. Il gruppo fu eseguito tra il 1621 e il 1622 e il cardinale Scipione lo regalò al cardinale Ludovisi, nella cui villa rimase fino al 1908 quando venne acquistato dallo stato italiano e tornò nella collezione Borghese. Lo scultore sviluppò il tema della porzione elicoidale dei corpi e, alla tradizione manieristica, contrappone l’impeto delle figure ( la mano di Proserpina spingendo, arriccia la pelle del viso di Plutone che affonda le dita nelle carni della vittima). Il gruppo, visto da sinistra, rappresenta la presa al volo con passo potente e spedito; visto di fronte, il vincitore trionfa fermo con il trofeo in braccio; visto da destra, si scoprono le lacrime di Proserpina e la sua preghiera al cielo; il vento sconvolge la chioma e il cane a tre teste, guardiano infernale, abbaia. Sala V Sala dell’Ermafrodito Ai tempi del cardinale Borghese esisteva un ermafrodito antico, cui il Bernini aggiunse un materasso, il tutto inserito in un mobile ligneo con uno sportello apribile per nascondere alla vista ordinaria la figura con i caratteri maschili e femminili. Nel 1807 fu venduto al Louvre e sostituito da un secondo Ermafrodito, trovato nel 1781 e restaurato da V. Pacetti. L’opera della Galleria Borghese, in marmo pario, del I sec.d.C., segue un prototipo di Policle, maestro attivo ad Atene nel II sec. a.C.. Le scene della volta che illustrano il mito dell’Ermafrodito sono state dipinte da Nicola Bonvicini nel 1781-82. La grande vasca antica di porfido, proveniente da Castel S. Angelo e rilavorata nel 1779, su disegno di Asprucci, fiancheggia un mosaico romano con scena di pesca, trovato a Castellarcione, sulla via Tiburtina. Particolare attenzione merita una testa di Kore, scolpita in Magna Grecia all’inizio del V sec.a.C., già con riccioli di bronzo inseriti nei fori della testa. Sala IV Sala degli imperatori Lo spartito architettonico di questa sala è dovuto all’architetto Antonio Asprucci che, nel tardo Settecento, articolò l’interno della villa con armonia di proporzioni e di colori senza il fasto barocco né la rigidità neoclassica. Pavimento con marmi pregiati e anche le colonne e i nastri divisori della volta. Nelle nicchie dorate sono incastonate preziose sculture antiche ( Artemide Borghese). Tra i pilastri, raffinati mosaici a grottesche ( ornamenti ispirati a quelli antichi trovati nelle grotte), di Cesare Aguatti. Le ariose grottesche, con l’inserimento di vedute romane della volta, riflettono l’arte romana antica. Nella volta, la storia e il trionfo di Galatea, ninfa marina che al Ciclope Polifemo preferì il giovane Aci, ucciso con un sasso dall’avversario. Troneggia un grande gruppo marmoreo di Gian Lorenzo Bernini: Plutone- potente dio e re degli inferi- rapisce Proserpina, figlia di Gea, la terra. La madre intercede presso Giove ed ottiene il permesso di far tornare, per metà dell’anno, la figlia sulla terra, per poi trascorrere l’altra metà nel regno di Plutone. Così, ogni anno, in primavera, la terra si copre di fiori per accoglierla. Il gruppo fu eseguito tra il 1621 e il 1622 e il cardinale Scipione lo regalò al cardinale Ludovisi, nella cui villa rimase fino al 1908 quando venne acquistato dallo stato italiano e tornò nella collezione Borghese. Lo scultore sviluppò il tema della porzione elicoidale dei corpi e, alla tradizione manieristica, contrappone l’impeto delle figure ( la mano di Proserpina spingendo, arriccia la pelle del viso di Plutone che affonda le dita nelle carni della vittima). Il gruppo, visto da sinistra, rappresenta la presa al volo con passo potente e spedito; visto di fronte, il vincitore trionfa fermo con il trofeo in braccio; visto da destra, si scoprono le lacrime di Proserpina e la sua preghiera al cielo; il vento sconvolge la chioma e il cane a tre teste, guardiano infernale, abbaia. Sala V Sala dell’Ermafrodito Ai tempi del cardinale Borghese esisteva un ermafrodito antico, cui il Bernini aggiunse un materasso, il tutto inserito in un mobile ligneo con uno sportello apribile per nascondere alla vista ordinaria la figura con i caratteri maschili e femminili. Nel 1807 fu venduto al Louvre e sostituito da un secondo Ermafrodito, trovato nel 1781 e restaurato da V. Pacetti. L’opera della Galleria Borghese, in marmo pario, del I secGalleria BorgheseGalleria BorgheseGalleria Borghese Sala IV Sala degli imperatori Lo spartito architettonico di questa sala è dovuto all’architetto Antonio Asprucci che, nel tardo Settecento, articolò l’interno della villa con armonia di proporzioni e di colori senza il fasto barocco né la rigidità neoclassica. Pavimento con marmi pregiati e anche le colonne e i nastri divisori della volta. Nelle nicchie dorate sono incastonate preziose sculture antiche ( Artemide Borghese). Tra i pilastri, raffinati mosaici a grottesche ( ornamenti ispirati a quelli antichi trovati nelle grotte), di Cesare Aguatti. Le ariose grottesche, con l’inserimento di vedute romane della volta, riflettono l’arte romana antica. Nella volta, la storia e il trionfo di Galatea, ninfa marina che al Ciclope Polifemo preferì il giovane Aci, ucciso con un sasso dall’avversario. Troneggia un grande gruppo marmoreo di Gian Lorenzo Bernini: Plutone- potente dio e re degli inferi- rapisce Proserpina, figlia di Gea, la terra.
 
ermafrodito

Ermafrodito

La madre intercede presso Giove ed ottiene il permesso di far tornare, per metà dell’anno, la figlia sulla terra, per poi trascorrere l’altra metà nel regno di Plutone. Così, ogni anno, in primavera, la terra si copre di fiori per accoglierla. Il gruppo fu eseguito tra il 1621 e il 1622 e il cardinale Scipione lo regalò al cardinale Ludovisi, nella cui villa rimase fino al 1908 quando venne acquistato dallo stato italiano e tornò nella collezione Borghese. Lo scultore sviluppò il tema della porzione elicoidale dei corpi e, alla tradizione manieristica, contrappone l’impeto delle figure ( la mano di Proserpina spingendo, arriccia la pelle del viso di Plutone che affonda le dita nelle carni della vittima). Il gruppo, visto da sinistra, rappresenta la presa al volo con passo potente e spedito; visto di fronte, il vincitore trionfa fermo con il trofeo in braccio; visto da destra, si scoprono le lacrime di Proserpina e la sua preghiera al cielo; il vento sconvolge la chioma e il cane a tre teste, guardiano infernale, abbaia. Sala V Sala dell’Ermafrodito Ai tempi del cardinale Borghese esisteva un ermafrodito antico, cui il Bernini aggiunse un materasso, il tutto inserito in un mobile ligneo con uno sportello apribile per nascondere alla vista ordinaria la figura con i caratteri maschili e femminili. Nel 1807 fu venduto al Louvre e sostituito da un secondo Ermafrodito, trovato nel 1781 e restaurato da V. Pacetti. L’opera della Galleria Borghese, in marmo pario, del I sec.d.C., segue un prototipo di Policle, maestro attivo ad Atene nel II sec. a.C.. Le scene della volta che illustrano il mito dell’Ermafrodito sono state dipinte da Nicola Bonvicini nel 1781-82. La grande vasca antica di porfido, proveniente da Castel S. Angelo e rilavorata nel 1779, su disegno di Asprucci, fiancheggia un mosaico romano con scena di pesca, trovato a Castellarcione, sulla via Tiburtina. Particolare attenzione merita una testa di Kore, scolpita in Magna Grecia all’inizio del V sec.a.C., già con riccioli di bronzo inseriti nei fori della testa. Sala IV Sala degli imperatori Lo spartito architettonico di questa sala è dovuto all’architetto Antonio Asprucci che, nel tardo Settecento, articolò l’interno della villa con armonia di proporzioni e di colori senza il fasto barocco né la rigidità neoclassica. Pavimento con marmi pregiati e anche le colonne e i nastri divisori della volta. Nelle nicchie dorate sono incastonate preziose sculture antiche ( Artemide Borghese). Tra i pilastri, raffinati mosaici a grottesche ( ornamenti ispirati a quelli antichi trovati nelle grotte), di Cesare Aguatti. Le ariose grottesche, con l’inserimento di vedute romane della volta, riflettono l’arte romana antica. Nella volta, la storia e il trionfo di Galatea, ninfa marina che al Ciclope Polifemo preferì il giovane Aci, ucciso con un sasso dall’avversario. Troneggia un grande gruppo marmoreo di Gian Lorenzo Bernini: Plutone- potente dio e re degli inferi- rapisce Proserpina, figlia di Gea, la terra. La madre intercede presso Giove ed ottiene il permesso di far tornare, per metà dell’anno, la figlia sulla terra, per poi trascorrere l’altra metà nel regno di Plutone. Così, ogni anno, in primavera, la terra si copre di fiori per accoglierla. Il gruppo fu eseguito tra il 1621 e il 1622 e il cardinale Scipione lo regalò al cardinale Ludovisi, nella cui villa rimase fino al 1908 quando venne acquistato dallo stato italiano e tornò nella collezione Borghese. Lo scultore sviluppò il tema della porzione elicoidale dei corpi e, alla tradizione manieristica, contrappone l’impeto delle figure ( la mano di Proserpina spingendo, arriccia la pelle del viso di Plutone che affonda le dita nelle carni della vittima). Il gruppo, visto da sinistra, rappresenta la presa al volo con passo potente e spedito; visto di fronte, il vincitore trionfa fermo con il trofeo in braccio; visto da destra, si scoprono le lacrime di Proserpina e la sua preghiera al cielo; il vento sconvolge la chioma e il cane a tre teste, guardiano infernale, abbaia. Sala V Sala dell’Ermafrodito Ai tempi del cardinale Borghese esisteva un ermafrodito antico, cui il Bernini aggiunse un materasso, il tutto inserito in un mobile ligneo con uno sportello apribile per nascondere alla vista ordinaria la figura con i caratteri maschili e femminili. Nel 1807 fu venduto al Louvre e sostituito da un secondo Ermafrodito, trovato nel 1781 e restaurato da V. Pacetti. L’opera della Galleria Borghese, in marmo pario, del I sec.d.C., segue un prototipo di Policle, maestro attivo ad Atene nel II sec. a.C.. Le scene della volta che illustrano il mito dell’Ermafrodito sono state dipinte da Nicola Bonvicini nel 1781-82. La grande vasca antica di porfido, proveniente da Castel S. Angelo e rilavorata nel 1779, su disegno di Asprucci, fiancheggia un mosaico romano con scena di pesca, trovato a Castellarcione, sulla via Tiburtina. Particolare attenzione merita una testa di Kore, scolpita in Magna Grecia all’inizio del V sec.a.C., già con riccioli di bronzo inseriti nei fori della testa. Sala IV Sala degli imperatori Lo spartito architettonico di questa sala è dovuto all’architetto Antonio Asprucci che, nel tardo Settecento, articolò l’interno della villa con armonia di proporzioni e di colori senza il fasto barocco né la rigidità neoclassica. Pavimento con marmi pregiati e anche le colonne e i nastri divisori della volta. Nelle nicchie dorate sono incastonate preziose sculture antiche ( Artemide Borghese). Tra i pilastri, raffinati mosaici a grottesche ( ornamenti ispirati a quelli antichi trovati nelle grotte), di Cesare Aguatti. Le ariose grottesche, con l’inserimento di vedute romane della volta, riflettono l’arte romana antica. Nella volta, la storia e il trionfo di Galatea, ninfa marina che al Ciclope Polifemo preferì il giovane Aci, ucciso con un sasso dall’avversario. Troneggia un grande gruppo marmoreo di Gian Lorenzo Bernini: Plutone- potente dio e re degli inferi- rapisce Proserpina, figlia di Gea, la terra. La madre intercede presso Giove ed ottiene il permesso di far tornare, per metà dell’anno, la figlia sulla terra, per poi trascorrere l’altra metà nel regno di Plutone. Così, ogni anno, in primavera, la terra si copre di fiori per accoglierla. Il gruppo fu eseguito tra il 1621 e il 1622 e il cardinale Scipione lo regalò al cardinale Ludovisi, nella cui villa rimase fino al 1908 quando venne acquistato dallo stato italiano e tornò nella collezione Borghese. Lo scultore sviluppò il tema della porzione elicoidale dei corpi e, alla tradizione manieristica, contrappone l’impeto delle figure ( la mano di Proserpina spingendo, arriccia la pelle del viso di Plutone che affonda le dita nelle carni della vittima). Il gruppo, visto da sinistra, rappresenta la presa al volo con passo potente e spedito; visto di fronte, il vincitore trionfa fermo con il trofeo in braccio; visto da destra, si scoprono le lacrime di Proserpina e la sua preghiera al cielo; il vento sconvolge la chioma e il cane a tre teste, guardiano infernale, abbaia. Sala V Sala dell’Ermafrodito Ai tempi del cardinale Borghese esisteva un ermafrodito antico, cui il Bernini aggiunse un materasso, il tutto inserito in un mobile ligneo con uno sportello apribile per nascondere alla vista ordinaria la figura con i caratteri maschili e femminili. Nel 1807 fu venduto al Louvre e sostituito da un secondo Ermafrodito, trovato nel 1781 e restaurato da V. Pacetti. L’opera della Galleria Borghese, in marmo pario, del I sec.d.C., segue un prototipo di Policle, maestro attivo ad Atene nel II sec. a.C.. Le scene della volta che illustrano il mito dell’Ermafrodito sono state dipinte da Nicola Bonvicini nel 1781-82. La grande vasca antica di porfido, proveniente da Castel S. Angelo e rilavorata nel 1779, su disegno di Asprucci, fiancheggia un mosaico romano con scena di pesca, trovato a Castellarcione, sulla via Tiburtina. Particolare attenzione merita una testa di Kore, scolpita in Magna Grecia all’inizio del V sec.a.C., già con riccioli di bronzo inseriti nei fori della testa..d.C., segue un prototipo di Policle, maestro attivo ad Atene nel II sec. a.C.. Le scene della volta che illustrano il mito dell’Ermafrodito sono state dipinte da Nicola Bonvicini nel 1781-82. La grande vasca antica di porfido, proveniente da Castel S. Angelo e rilavorata nel 1779, su disegno di Asprucci, fiancheggia un mosaico romano con scena di pesca, trovato a Castellarcione, sulla via Tiburtina. Particolare attenzione merita una testa di Kore, scolpita in Magna Grecia all’inizio del V sec.a.C., già con riccioli di bronzo inseriti nei fori della testa. Sala IV Sala degli imperatori Lo spartito architettonico di questa sala è dovuto all’architetto Antonio Asprucci che, nel tardo Settecento, articolò l’interno della villa con armonia di proporzioni e di colori senza il fasto barocco né la rigidità neoclassica. Pavimento con marmi pregiati e anche le colonne e i nastri divisori della volta. Nelle nicchie dorate sono incastonate preziose sculture antiche ( Artemide Borghese). Tra i pilastri, raffinati mosaici a grottesche ( ornamenti ispirati a quelli antichi trovati nelle grotte), di Cesare Aguatti. Le ariose grottesche, con l’inserimento di vedute romane della volta, riflettono l’arte romana antica. Nella volta, la storia e il trionfo di Galatea, ninfa marina che al Ciclope Polifemo preferì il giovane Aci, ucciso con un sasso dall’avversario. Troneggia un grande gruppo marmoreo di Gian Lorenzo Bernini: Plutone- potente dio e re degli inferi- rapisce Proserpina, figlia di Gea, la terra. La madre intercede presso Giove ed ottiene il permesso di far tornare, per metà dell’anno, la figlia sulla terra, per poi trascorrere l’altra metà nel regno di Plutone. Così, ogni anno, in primavera, la terra si copre di fiori per accoglierla. Il gruppo fu eseguito tra il 1621 e il 1622 e il cardinale Scipione lo regalò al cardinale Ludovisi, nella cui villa rimase fino al 1908 quando venne acquistato dallo stato italiano e tornò nella collezione Borghese. Lo scultore sviluppò il tema della porzione elicoidale dei corpi e, alla tradizione manieristica, contrappone l’impeto delle figure ( la mano di Proserpina spingendo, arriccia la pelle del viso di Plutone che affonda le dita nelle carni della vittima). Il gruppo, visto da sinistra, rappresenta la presa al volo con passo potente e spedito; visto di fronte, il vincitore trionfa fermo con il trofeo in braccio; visto da destra, si scoprono le lacrime di Proserpina e la sua preghiera al cielo; il vento sconvolge la chioma e il cane a tre teste, guardiano infernale, abbaia. Sala V Sala dell’Ermafrodito Ai tempi del cardinale Borghese esisteva un ermafrodito antico, cui il Bernini aggiunse un materasso, il tutto inserito in un mobile ligneo con uno sportello apribile per nascondere alla vista ordinaria la figura con i caratteri maschili e femminili. Nel 1807 fu venduto al Louvre e sostituito da un secondo Ermafrodito, trovato nel 1781 e restaurato da V. Pacetti. L’opera della Galleria Borghese, in marmo pario, del I sec.d.C., segue un prototipo di Policle, maestro attivo ad Atene nel II sec. a.C.. Le scene della volta che illustrano il mito dell’Ermafrodito sono state dipinte da Nicola Bonvicini nel 1781-82. La grande vasca antica di porfido, proveniente da Castel S. Angelo e rilavorata nel 1779, su disegno di Asprucci, fiancheggia un mosaico romano con scena di pesca, trovato a Castellarcione, sulla via Tibuproserpinartina. Particolare attenzione merita una testa di Kore, scolpita in Magna Grecia all’inizio del V sec.a.C., già con riccioli di bronzo inseriti nei fori della testa. 

 
 Servizio by Carmela Costanzo, autrice

 

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Carmela Costanzo
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Docente - Socia fondatrice dell'Associazione culturale Nòstos - poetessa Altri articoli

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