Giunta regionale: sulla nota delle organizzazioni sindacali

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A leggere il comunicato delle organizzazioni sindacali del 23 febbraio c’è da rimanere sconcertati per la confusa quantità di informazioni e di affermazioni, strumentalmente destinate a veicolare l’idea che i lavoratori della Cittadella siano vessati da una amministrazione insensibile ai loro bisogni. E si rimane sconcertati perché i dipendenti regionali, anche grazie a precise scelte politiche di questa Amministrazione, godono ancora di livelli di tutela e di condizioni di lavoro che gran parte dei lavoratori calabresi, anche delle altre pubbliche amministrazioni, purtroppo non conoscono.

Intanto, vale la pena ricordare alcune cose che i sindacati non dicono, e delle quale dovrebbero invece andare fieri, dal momento che sono state condivise e realizzate con loro. Non dicono, ad esempio, che nell’arco di un anno e mezzo, questa Amministrazione ha recuperato il tempo perduto e stipulato i contratti decentrati relativi agli anni 2013, 2014, 2015, 2016 e che per la prima volta nella storia – circostanza, questa, segnalata anche da “Il Sole 24 Ore” – a gennaio di quest’anno sono stati approvati il piano performance, gli indirizzi per la contrattazione decentrata e il fondo contrattuale. Non è questione di arrivare primi: è che solo così è possibile garantire trasparenza e legalità nell’utilizzazione dei soldi pubblici. Non dicono, ancora, che mentre altrove si tagliano i salari, la Regione è stata in grado di aumentarli selettivamente con le progressioni orizzontali per gli anni 2015 e 2016, che non sono diritti contrattuali ma precise scelte politiche, e che si è provveduto a disciplinare posizioni organizzative ed alte professionalità, a regolare i rapporti con i dipendenti “fantasma” degli enti strumentali, ad introdurre la banca delle ore e la banca dati on line dei contratti flessibili, così che ognuno può vedere il nome, e soprattutto il cognome, di chi beneficia di un contratto, a realizzare un punto infermeria con tanto di ambulanza a disposizione dei lavoratori. Non dicono che, con una oculata gestione, ai lavoratori della Cittadella riusciamo ancora ad assicurare i soldi per posizioni organizzative, alte professionalità, responsabilità di linea o di misura, partecipazione a commissioni, collaudi, progetti, produttività, indennità di vario genere e natura. Per carità, tutto in regola, ma certo non tutti i lavoratori, e neppure tutti i lavoratori pubblici, hanno tutto questo. Non dicono che portando nell’apparato regionale circa cinquecento persone sono stati evitati problemi seri ai dipendenti delle province, che altrimenti, oggi, starebbero a lavorare presso altri enti o avrebbero gravosi problemi di stipendio. Non dicono soprattutto che questa Amministrazione ha avuto il massimo rispetto per le organizzazioni dei lavoratori che negli anni passati non riuscivano nemmeno ad interloquire con il governo regionale.
Se non dice queste cose, allora cosa dice il sindacato? La prima recriminazione di ieri è che non è stata pagata la progressione economica 2015. Ieri stesso, però, i lavoratori della Cittadella hanno ricevuto sulla posta elettronica la busta paga e chi ne aveva diritto ha visto formalizzato il nuovo inquadramento con la progressione economica, esattamente nei tempi promessi dall’Amministrazione nell’assemblea di un mese fa. Ci sono stati ritardi? Certo: l’ipotesi di contratto decentrato che introduceva la progressione è stata sottoscritta a dicembre 2015, ma il contratto è stato formalmente firmato solo a giugno 2016; questo perché per sei mesi vi è stato un conflitto interno ai sindacalisti della Rsu, con tanto di minacciose diffide legali (pubblicate anche online) recanti l’intimazione all’amministrazione di non firmare il contratto decentrato. Sei mesi di tempo perso, a danno dei lavoratori ma non a causa dell’Amministrazione.
Dice ancora il sindacato che i lavoratori reclamano la produttività 2015. Non è la prima volta che l’Amministrazione ribadisce ai sindacati ed ai lavoratori che la produttività sarà pagata ad aprile. Per chiudere la partita è necessario un lavoro complicato e lungo al quale concorrono necessariamente tutte le direzioni generali di tutti i dipartimenti: si tratta di soldi pubblici che servono a premiare i risultati e qualcuno deve attestare se questi risultati sono stati raggiunti e in quale misura, altrimenti il rischio è il danno erariale e la restituzione dei soldi da parte dei lavoratori. Non è un rischio teorico: i sindacati sanno bene che la relazione ispettiva del Mef ritiene che i lavoratori debbano restituire gli incentivi di produttività degli anni passati, erogati senza alcun controllo sugli obiettivi assegnati e sui risultati raggiunti. Ricadere nello stesso errore sarebbe fatale, ma a scapito dei lavoratori.
Dice ancora il sindacato che manca il regolamento sull’esodo. Per i cittadini che non vivono dentro la Cittadella è bene precisare che l’esodo è la possibilità dei lavoratori di andarsene dal lavoro prima dell’età pensionabile percependo comunque una notevole parte di quello che era il loro stipendio da dipendenti. Sul punto i sindacati conoscono bene le interlocuzioni tra Governo e Consiglio regionale: se per tutti i lavoratori pubblici e privati l’età pensionale aumenta progressivamente, è ovvio che il MEF non veda con favore che una specifica categoria di lavoratori pubblici – i dipendenti della Regione Calabria – possa smettere di lavorare prima dell’età di pensionamento e continui a ricevere i soldi dello stipendio stando a casa. Anche per evitare un domani problemi pensionistici agli stessi lavoratori, la Giunta si sta muovendo con molta cautela, chiedendo pareri e conferme agli organismi tecnici interni ed esterni per costruire percorsi corretti nel rispetto della legge nazionale. Da ultimo, permanendo le incertezze e considerando che nessuna regione sta attivando procedure di esodo, è stato dato mandato al Dipartimento di chiedere un parere risolutivo alla Corte dei Conti. In caso di risposta positiva, il regolamento sarà approvato il giorno dopo. Certo è però che, in vista del rinnovo del contratto nazionale, i sindacati potrebbero farsi portavoce delle esigenze dei lavoratori della Cittadella e sollecitare l’introduzione di una disciplina contrattuale collettiva per favorire l’esodo dei dipendenti del comparto esattamente come quella che hanno introdotto a beneficio dei dirigenti.
Dice ancora il sindacato che non c’è la programmazione triennale del fabbisogno di personale e manca il piano assunzionale e che questa circostanza non consente la stabilizzazione dei precari che lavorano presso la Cittadella. I sindacati sanno bene che la programmazione triennale del fabbisogno è in corso di elaborazione e sanno bene che il piano assunzionale seguirà subito dopo e che questo piano avrà come obiettivo primario di iniziare a mettere in ordine la scandalosa situazione di una Regione che non ha mai provveduto ad assumere cittadini che hanno diritto al collocamento obbligatorio. Ma sanno pure bene che i percorsi di stabilizzazione più che dalla programmazione triennale, che può sempre essere modificata, sono condizionati da vincoli legali nazionali, da vincoli finanziari, da vincoli temporali. Sanno pure che il Presidente Oliverio ha incontrato una delegazione di precari che lavorano nella Cittadella ed ha condiviso con loro, con molta tranquillità, il percorso da seguire, a partire dall’elenco anagrafico che dovrà essere stilato dal Dipartimento Lavoro. Nel programma politico del Presidente Oliverio la questione del precariato è centrale, ed è la questione di tutti i precari calabresi e, tra questi, anche di quelli che lavorano presso la Cittadella. Ma anche in tal caso, è auspicabile che i sindacati regionali portino all’attenzione dei loro organismi centrali romani le aspettative dei precari regionali, operando affinché siano introdotte tutte le deroghe normative e garantite tutte le risorse finanziarie necessarie per poter chiudere velocemente i percorsi di stabilizzazione in atto.
Dicono ancora i sindacati che manca la mensa. Al momento, è noto che è stata espletata la gara per il servizio bar-ristorazione veloce (e non è la stessa cosa della mensa aziendale), è stata individuata l’impresa vincitrice e si stanno svolgendo le normali procedure di definizione dell’appalto pubblico. Quello che questa Amministrazione vuole realizzare è un servizio nell’interesse dei lavoratori; non un obbligo, salvo che i sindacati non stiano pensando di rendere obbligatorio il servizio mensa e di eliminare i buoni pasto individuali, ma in tal caso dovrebbero dirlo chiaramente ai lavoratori.
Dicono ancora che manca una pensilina per proteggere i lavoratori dalle intemperie nel tratto che dal parcheggio arriva all’ingresso degli uffici. Certo qualcuno fra i dirigenti sindacali non avrà dimenticato che quando gli uffici erano dislocati sul territorio cittadino c’erano problemi di clima e di parcheggio (non sempre gratuito e neppure sempre vicino all’ufficio, come invece è ora), condivisi con tutti i lavoratori pubblici e privati di Catanzaro; ora che almeno il parcheggio è gratuito e vicino all’ufficio, per la pensilina protettiva la Giunta ha dato mandato agli uffici tecnici di verificare quale sia la soluzione adottata da altre amministrazioni per superare problemi simili, se ce ne stanno, e di individuare la migliore situazione tecnicamente fattibile.
Cosa dicono ancora i sindacati? Che per tutte queste ragioni – dalla progressione alla pensilina – proclameranno lo sciopero e porteranno l’Amministrazione dinanzi al Prefetto. Bene: questa Amministrazione andrà volentieri dal Prefetto anche perché sarà l’occasione per fare il punto su molte questioni e in particolare su come evitare di ripetere precedenti prassi che hanno prodotto seri danni a carico dei lavoratori; basti pensare, ad esempio, ai cinque milioni di euro sottratti al fondo dei lavoratori e che la Regione sta ancora consegnando al Mef a titolo di sanzione per gli errori che sono stati commessi nei contratti collettivi sottoscritti fino al 2012; o ancora alla sollecitazione dello stesso Mef di chiedere ai lavoratori di restituire i soldi per le indennità di produttività percepite senza previa definizione degli obiettivi e successiva valutazione e di annullare le pregresse procedure di stabilizzazione dei precari. Il fatto è che proprio per evitare questi rischi e impedire che condotte avventate possano poi produrre danni ai lavoratori, la Regione sta facendo molte cose, ma sempre con i piedi per terra e senza fughe in avanti e nel pieno rispetto delle norme, nonostante le pressioni che provengono da questa o da quell’altra parte.
Stando così le cose, resta però un punto politicamente centrale: perché, e perché proprio oggi, un attacco così frontale delle organizzazioni sindacali nei confronti del Governo regionale, formulato mettendo insieme un po’ di tutto e facendo di ogni erba un fascio: dal contratto nazionale non rinnovato alle pensiline del parcheggio. E’ veramente difficile pensare che le organizzazioni sindacali non sappiano l’effettivo stato dell’arte e non siano consapevoli delle cose che accadono, anche perché tutte le cose fatte sono state sempre condivise con loro. In ogni caso, la Giunta regionale continua a ritenere che il confronto democratico con le organizzazioni sindacali sia un valore aggiunto molto importante, ma a condizione che sia svolto senza finalità ulteriori e diverse da quelle proprie. Per la Giunta questo significa alzare i livelli di trasparenza, legalità e responsabilità nelle questioni che riguardano il personale e la gestione delle risorse pubbliche.

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CircaLucia De Cicco

Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos lucia.decicco.70@gmail.com Altri articoli

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