II Parte: I fichi rubati e altre avventure in Calabria

La nonna di Mark mandava i soldi perché credeva nel potere della Vergine e sarebbe stata felice di sapere che sono stati dati dei soldi, a suo nome. L’amico Giuseppe aveva un negozio e lì, mi sventolò le sue cartoline come un croupier a un casinò. Ognuna mostrava un angolo di Calabria: villaggi di montagna, antichi templi greci, le spiagge di Tropea, le fitte foreste coperte di neve. Una cartolina di Scilla: una chiesa incoronava un enorme isola di roccia e, bianche onde si frangevano contro. Il mare tra Scilla e Cariddi è quello dove Ulisse aveva affrontato il mostro a sei teste. Altra cartolina: l ‘antica città mercantile di Crotone, dove Pitagora, in esilio dalla Grecia, aveva fondato la Scuola Pitagorica. La Calabria di cui avevo letto, era una terra arida, aspra, devastata dai terremoti e dalla malaria. Nelle cartoline di Giuseppe appariva una terra ricca di tesori ed io volevo assolutamente conoscerli. Infatti, nei dieci anni successivi, ad anni alterni ritornai in Calabria, ossessionato dall’idea di far attecchire le mie radici calabresi, consolidando quei fili sottili che mi legavano alla terra che i miei nonni avevano lasciato: ottenni la cittadinanza italiana. Mio padre fu contagiato dal mio entusiasmo ed aggiunse: veniamo dalla punta dello stivale, quella parte che prende a calci la Sicilia. Poi elencò con fierezza alcuni personaggi famosi di origine calabrese: Tony Bennet, il cantante Lou Monte, il grande giocatore degli yankee Phil Rizzuto, gli attori Kaye Ballard e Stanley Tucci. Il nome Calabria non ha nulla di romantico, suona quasi come una minaccia. La c dura danza sulla tagliente l e ti colpisce con un pugno uno-due di b e r. I Bizantini la chiamarono così da Kalos-bruo, che significa terra fertile. La tribù di italici nativi della Calabria, i Bruzi, la tennero in caldo per i Greci che la colonizzarono nell’ottavo sec. a.C. Fondarono le città di Locri, Sibari, Crotone e Reggio; portarono con sé fichi, olivi, viti e leggi scritte. Nel quinto secolo la storia d’amore tra i Greci ed i Romani finì e questi ultimi spinsero a sud le tribù etrusche e sannite, che invasero le colonie greche. I Romani avevano nelle proprie mire la Calabria per la terra, per i traffici commerciali e inseguirono i Sanniti e li coinvolsero in una serie di guerre (343°.C.) che durarono cinquantanni; si conclusero con la vittoria romana e la Calabria come trofeo. Non bisogna dimenticare che i Greci avevano dato ai Bruzi quel senso di dolcezza e di gloria che non avrebbe più provato per i successivi duemila anni. La Calabria ,da quel momento in poi, fu considerata come un tozzo di terra, a disposizione di chiunque avesse voluto. Era circondata, su tre lati, dal mare e, sul quarto dalle montagne. Tese le braccia ad Annibale e ai suoi Cartaginesi, fuggiti dalla Campania dopo la sconfitta nella seconda guerra punica contro i Romani. I Romani cacciarono via Annibale e la Calabria abbracciò i nuovi dominatori offrendo loro i suoi frutti, i suoi ortaggi e le foreste che alimentarono e fortificarono l’Impero. Dal sesto secolo d.C. la Calabria cadde sotto la giurisdizione bizantina e prosperarono molte città come Rossano e Stilo. Dopo quattrocento anni arrivarono i Saraceni e gli Arabi, devastarono la Calabria e portarono i peperoni e le melanzane. I Calabresi, il cui sangue si era mescolato tra Bruzi, Greci e Romani, si ritirarono verso i monti per proteggersi dagli invasori. Nel 1053, venne conquistata dai Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo e da suo nipote Ruggero II. Fu introdotto il sistema feudale e, nel regno di Sicilia, confluirono: Campania, Abbruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Confluirono sotto lo stesso tetto le culture: araba, greca, bruzia e romana. Federico di Svevia prese il potere nel 1197, cercò di portare ordine nel regno ma impose pesanti tasse. Dal 1261, fino al 1442 (Rinascimento a Roma e Firenze), la regione fu retta dagli Angioini. Mentre nel nord Italia fiorivano le arti e il pensiero, il Sud sotto il Casato DAragona e poi di Ferdinando I sprofondava e la Calabria venne messa a ferro e fuoco. Nei tre secoli successivi, i francesi, gli spagnoli e gli austriaci lottarono per conquistarne un pezzo perché, grazie alle tasse, potevano ottenere denaro. I baroni e padroni dovendo offrire sempre più denaro ai loro re, divennero profittatori e imposero tasse ancora più pesanti. Nel 1713, gli Austriaci vincitori cambiarono il nome del Regno di Napoli in Regno delle Due Sicilie, due decenni dopo, gli spagnoli Borbone, sotto Carlo di Borbone e più tardi Ferdinando IV, presero il controllo del regno per tutto il secolo successivo. Il governo dei Borbone venne interrotto nel 1808, quando Napoleone mise sul trono suo cognato Gioacchino Murat che fece entrare in vigore il codice civile francese. Il 1815 Murat fu ucciso e ci fu la vittoria anglo-spagnola sulla Francia. Durante il governo spagnolo la Calabria capì che doveva riguadagnare la sua forza e costruì le sue difese interne, creò le proprie leggi segrete, fatte osservare da banditi e briganti. Il regno dei Borbone cadde quando Garibaldi unificò l’Italia sotto il Regno di Sardegna dei Savoia retto dal re Vittorio Emanuele II. Ma la nuova monarchia continuò a sfruttare quelle terre con tasse sempre più alte e molti calabresi conclusero che la monarchia italiana continuava ad approfittare di loro. Garibaldi capì che i suoi ideali di Italia veramente unita non si erano realizzati. Iniziò, a questo punto, l’esodo di massa, verso l’America. Per altri cento anni, la Calabria continuò a lottare. Gli anni 40 del Novecento videro rivolte e sommosse contadine guidate da agricoltori, che reclamavano le terre fertili possedute da ricchi proprietari, abbandonate da secoli. Negli anni Sessanta il governo istituì la Cassa per il Mezzogiorno e aiutò la Calabria a rimettersi in piedi, costruì strade ma le fabbriche promesse, rimasero al Nord. Oggi il sud Italia ha il più alto tasso di disoccupazione dell’Europa occidentale. Kalos-bruo è fertile, ha dato i suoi peperoni, olive, arance e fichi ma, più che il cibo ha donato al mondo i suoi figli e le sue figlie. Dal 1880 milioni di calabresi sono emigrati negli Stati Uniti, in Canada, in Argentina, in Australia. Dopo la Campania e la Sicilia, è dalla Calabria che proviene il più vasto gruppo di italo-americani. I calabresi sono più tranquilli degli altri vicini meridionali e tendono a confondersi con l’ambiente in cui vivono.

by Carmela Costanzo, autrice

 

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Carmela Costanzo
CircaCarmela Costanzo

Docente - Socia fondatrice dell'Associazione culturale Nòstos - poetessa Altri articoli

1 Commento su II Parte: I fichi rubati e altre avventure in Calabria

  1. Paola tiozzo // 24 settembre 2017 a 14:08 // Rispondi

    Mi hai fatto emozionare con questo tuo scritto,finche’ lo leggevo vivevo la sofferenza di questi popoli che hanno lottato contro chi li opprimeva .Fuggendo dalla loro terra natia, come sta succedendo in questi nostri giorni.Mi auguro che l’Italia e la terra tutta si sollevi verso i suoi oppressori e distruttori.Grazie Carmen

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