Il tema del ritorno scuote le radici dell’anima!

I FICHI RUBATI E ALTRE AVVENTURE IN CALABRIA di Mark Rotella

Mark Rotella, italo-americano di terza generazione, compie un viaggio in Calabria, dal Pollino allo Stretto, alla scoperta della terra dei suoi nonni paterni e, accompagnato dal suo mentore Giuseppe, visita paesi, città, musei, santuari. Ma il fine del suo viaggio è la scoperta delle caratteristiche degli  Italiani che  anche in America o in altri paesi lontani, non abbandonano le tradizioni e le usanze. Il viaggio diventa quindi un viaggio all’interno della propria anima e delle proprie radici.                                                                                                                                                                        

L’autore è alla ricerca delle trame della vita di sua mamma e di suo nonno. Questo viaggio lo avrebbe portato, in compagnia di suo padre, per la prima volta al Sud.                                                                        

Il treno lasciò la vecchia Napoli con i suoi palazzi settecenteschi del centro storico e, man mano proseguiva la sua corsa e si vedevano case fatte di blocchi di cemento le cui facciate si sgretolavano sotto i balconi cadenti. La Campania è la porta del Sud! Negli scompartimenti del treno e lungo i corridoi, cresceva il volume delle conversazioni e, la gestualità, diventava sempre più vistosa ed energica. Carlo Levi, negli anni ’30, descriveva il Sud come una zona dallo sviluppo molto lento. Il suo “Cristo si  è fermato ad Eboli” è stato il primo libro moderno a descrivere la gente del Sud che, per lui, viveva ancora come nel Medioevo e credeva in una forma mista di Cristianesimo e paganesimo e temeva draghi, gnomi e spiriti che infestavano le foreste. Cristo non è mai arrivato qui, egli scriveva, non vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Basilicata e Calabria: quell’altro mondo serrato nel dolore e negli usi, dove il contadino vive nella miseria e nella lontananza la sua immobile civiltà su un suolo arido, alla presenza della morte. Ancora oggi, molta gente del Nord, vede queste regioni prive di cultura ed economia, un fardello per il resto dell’Italia. Molti calabresi furono costretti ad emigrare, soprattutto negli Stati Uniti.                                                                                                                                      

Il treno si avvicinava alla punta dello Stivale, fuori dal finestrino si vedevano serie di binari per ogni direzione; vecchie locomotive del periodo della Seconda Guerra mondiale e vagoni merci attaccati dalla ruggine alle rotaie. Erano giunti alla stazione di Lamezia Terme, il punto più stretto d’Italia, una delle poche pianure e il più grande aeroporto della regione. Mark e suo padre presero il treno per Catanzaro, città fortificata che troneggia dall’alto come una rocca inespugnabile. Qui bisognava scendere dal treno e prenderne un altro delle Calabro-Lucane che percorrono i crinali delle montagne e collegano i paesi che si trovano lungo le falde. L’ultimo treno era partito e, per quella sera, dovettero pernottare in città.                                                                                          

Catanzaro col  suo dedalo di strade sorge su un plateau tra due gole di montagne e può essere raggiunta soltanto da due direzioni: da una parte si deve percorrere un nastro di strade stretto a spirale, dall’altra c’è una superstrada costruita negli anni ’60. Il taxi avanzava verso le montagne, si arrampicava, sembrava essere in fase di decollo; sotto c’era il precipizio e, davanti, il mare del Golfo di Squillace. Di buon’ora si recarono alla stazione ferroviaria, il treno a cremagliera li portò fin sopra la montagna e poi si insinuò in mezzo ad una scarpata.                                                                                   

I letti vuoti delle fiumare delimitavano le valli, attraversavano gallerie tagliate attraverso le montagne e, dopo venti minuti apparve un piccolo villaggio su un cocuzzolo lontano. Era un ammasso di casette color crema con i tetti rosso mattone. Il padre esclamò: è Gimigliano, è esattamente come lo ricordo! Probabilmente non era cambiato nulla, da quando era partito suo padre, nel 1913. Per strada non c’era nessuno, si udiva solo il frinire costante e solitario delle cicale. Aggrappato alla montagna c’era Gimigliano Inferiore e, più in alto, al termine di una ripida salita, Gimigliano Superiore; era lì che si doveva andare ed era necessario affrontare una rampa lunghissima di scalini, alcuni corti, altri lunghi…Nessuno li conosceva, ma per fortuna videro un negozio aperto e vi entrarono. Lì conobbero Giuseppe Chiarella, fotografo, che con un po’ di impegno, riuscì a risalire alla famiglia Rotella. Li condusse davanti ad una casa e chiamò Angela loro parente che li guardò come se li avesse attesi da sempre. Si abbracciarono, piansero e si raccontarono tutte le storie e le vicende della famiglia. All’improvviso sentirono l’odore dolce e pungente della salsa di pomodoro…ma il tempo da trascorrere insieme era poco, tra due ore dovevano prendere il treno per Perugia. Angela corse alla finestra e urlò: sono arrivati i parenti dall’America! In pochi minuti c’erano dieci calabresi che sedevano di fronte a un tavolo enorme; erano la nostra famiglia! Caraffe di vino, formaggi di capra, fiori di zucca fritti, peperoncini piccanti e un enorme vassoio di ziti conditi col ragù di coniglio. Poi il padre offrì al figlio i fichi freschi e, insieme affondarono i denti nella polpa succosa che donava l’estasi! Poi venne l’ora dei saluti e Mark promise solennemente che sarebbe tornato con sua moglie Martha.                                                                    

Mentre si avviavano alla stazione, il padre chiese se potevano fermarsi alla chiesa della Madonna di Porto per fare un’offerta ( sua madre aveva sempre mandato soldi sin da quando era partita cinquant’anni prima).

Continua

by Carmela Costanzo, autrice

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Carmela Costanzo
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Docente - Socia fondatrice dell'Associazione culturale Nòstos - poetessa Altri articoli

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