Impianto Solare Termico, quanto potrebbe farti risparmiare

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Fanno risparmiare denaro ed emissioni di CO2 e sono sempre più diffusi, grazie anche all’incentivo statale che, tramite detrazione fiscale, copre il 65% della spesa  ed inoltre è incentivato tramite il Conto Termico erogato dal GSE. Stiamo parlando dei sistemi solari termici, cioè quegli impianti che convertono la radiazione solare in energia termica utile. Le applicazioni di questa tecnologia sono molteplici: il solare termico può essere infatti usato anche per ottenere il raffrescamento o per produrre calore da usare nei processi industriali. In questa guida ci soffermeremmo però sugli usi più diffusi: ottenere acqua calda sanitaria (ACS)riscaldamento per gli usi domestici. Andremo dunque a esaminare con un taglio pratico gli aspetti tecnici ed economici fondamentali di un impianto solare termico domestico.

Requisiti della casa
La situazione ideale è avere una casa propria con un tetto, piano o a falda, con assenza di ombreggiamenti rilevanti e orientato a sud, anche se è accettabile uno scostamento fino ai 45°. I pannelli solari si possono comunque posizionare in giardino, qualora se ne abbia uno, facendo però attenzione in questo caso alla distanza dalla caldaia ed eventuali ombreggiature. Anche in condominio si può considerare l’alternativa di installare un impianto solare termico infatti si può realizzare un impianto unifamiliare, ottenendo dall’assemblea condominiale il permesso di usare parte del tetto, oppure realizzarne uno condominiale. In questo ultimo caso l’efficienza del sistema sale e i costi solitamente calano, mentre ogni appartamento potrà continuare ad usare la propria caldaia o sistema di riscaldamento che va ad integrare l’impianto solare.

Obbligo di rinnovabili negli edifici

Per gli edifici di nuova costruzione o in caso di ristrutturazione il decreto legislativo 311 del 2006 impone l’obbligo di installare sistemi a fonti rinnovabili capaci di soddisfare almeno il 50% del bisogno di acqua calda sanitaria, come appunto i pannelli solari termici. I decreti attuativi del suddetto Dlgs però non sono mai stati emanati e finora (marzo 2011) l’obbligo è stato in vigore solo nelle regioni
e negli enti locali che lo hanno introdotto autonomamente nei loro regolamenti: Lombardia, Emilia Romagna, Trentino, Liguria, Umbria, Lazio, Piemonte e circa 300 Comuni. Nel ‘decreto Romani’ sulle rinnovabili, approvato lo scorso 3 marzo, finalmente l’obbligo a ricorrere alle rinnovabili per almeno il  50% dei consumi previsti per l’ACS trova un’attuazione a livello nazionale. Obblighi a parte, sulle nuove case conviene comunque montare i pannelli in fase di costruzione: si risparmia circa il 20% dei costi, e inoltre, i collettori, se integrati nel tetto, possono sostituire parte della copertura.

Risparmio

Tra risparmio in bolletta e incentivo dato dalla detrazione fiscale al 65% e Conto Termico l’investimento si ripaga, a seconda dei casi, indicativamente tra i 3 e i 10 anni e per il resto della durata di vita dell’impianto, che è di circa 20-25 anni, ad esempio per una famiglia di 4 persone possiamo stimare tra 120 e 300 euro all’anno di risparmio in bolletta. Se l’impianto esistente è maggiormente inefficiente la bolletta energetica “pre-pannelli solari” è più alta e più breve sarà il tempo di rientro dell’investimento poichè i vantaggi del solare termico sono molto rilevanti.

Ad esempio

Impianto con scaldabagno elettrico potrà ridurre la spesa anche di oltre 300 euro all’anno;

Impianto caldaia a gas potrà recuperare l’investimento in 4-8 anni a seconda della località, mentre per chi integra scaldabagno elettrico o impianto a GPL i tempi di rientro dell’investimento scendono fino a 3-5 anni. E’ ovvio che coloro che abitano dove c’è più irradiazione solare nell’arco dell’anno potranno risparmiare di più, anche perché potranno avere la stessa quantità di acqua calda con un impianto di dimensioni minori.

Principali Componenti

L’impianto solare termico trasferisce il calore ricevuto dalla radiazione solare all’acqua destinata agli usi sanitari o al riscaldamento. Fornisce dunque le sue massime potenzialità nelle zone assolate e d’estate, ma in Italia può essere installato vantaggiosamente a tutte le latitudini. Inoltre con l’utilizzo di pannelli solari sottovuoto, si ottengono livelli di efficienza soddisfacenti anche nei mesi invernali perchè questo tipo di pannello funzione maggiormente per irradiazione solare diffusa.

L’impianto solare termico integrato da un’altra fonte di calore, che sia una caldaia a gas, a biomassa o pompa di calore aria/acqua fa ottenere notevoli risparmi in termini di consumo, risparmio che aumenta con l’installazione di sistemi di riscaldamento a pannelli radianti a pavimento, tetto o parete visto la bassa temperatura di funzionamento di questo tipo di sistema di distribuzione del calore.

L’impianto solare termico è solitamente progettato per soddisfare dal 60 al 70% del fabbisogno di ACS su base annuale e mai il 100%, e per quanto riguarda l’integrazione dell’impianto di riscaldamento la quota di integrazione si può spingere con i sistemi più efficienti anche al 50%;

Le componenti fondamentali dell’impianto solare termico sono:

  • i collettori o pannelli, che hanno il compito di raccogliere il calore del sole, possono essere di diverse tipologie (collettori piani, collettori sottovuoto)
  • un bollitore (serbatotio o boiler), che serve ad accumulare l’acqua calda prodotta dall’impianto, che può avere caratteristiche differenti ed essere posizionato in luoghi diversi a seconda della tipologia di impianto (impianto di produzione solo ACS o produzione ACS ed integrazione al riscaldamento), in generale si individua un confort medio per l’ACS di 40/50 litri a persona al giorno, mentre l’accumulo per quanto riguarda l’integrazione al riscaldamento varia dalla superficie dei collettori solari installati, dalla dimensione della casa e/o appartamento;
  • un circuito di collegamento idraulico, che trasferisce il calore dai collettori al bollitore e da questo alle utenze;
  • un circuito elettrico (solo per impianti a circolazione forzata), che comprende un circolatore per l’acqua e una centralina di regolazione della temperatura;

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Confronto tra Conto Termico e Detrazione Fiscale 65%: quale conviene di più?

Chi è interessato al solare termico, dovrà valutare tra i due meccanismi incentivanti (Conto Termico e Detrazione Fiscale 65%) sia più adatto e più conveniente per massimizzare il suo rendimento economico. Per prima cosa, vediamo quali sono i punti in comune delle due tipologie di incentivo. Possiamo affermare che per entrambi si tratta di meccanismi che non permettono di ridurre l’investimento necessario per la realizzazione dell’impianto, cosa che invece è prevista per gli incentivi in conto capitale. Il Conto Termico, infatti, dà diritto ad un contributo che potrà avere durata di due o cinque anni successivi alla realizzazione dell’impianto mentre la detrazione fiscale permette di ridurre le tasse da pagare per un periodo di dieci anni. Un altro aspetto condiviso è la necessità di utilizzare collettori solari dotati della certificazione europea Solar Keymark, requisito in generale volontario, ma che diventa obbligatorio se si vuole usufruire di uno dei due contributi.

Esempio di piccolo impianto ad uso Domestico

Per il confronto, prendiamo in considerazione un piccolo impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria a servizio di un’abitazione residenziale singola, che tra l’altro è la tipologia più diffusa in Italia. L’impianto avrà una superficie captante di circa 5 m2 e un costo ipotizzato di 5.000 euro. Infatti il valore indicato, specifica un costo pari a 1.000 euro per ogni metro quadrato installato, del tutto in linea con i prezzi medi in Italia. Per quanto riguarda la produzione si ipotizza un valore medio di 630 kWh/m2, l’impianto solare avrà un output di circa 3.000 kWh/anno. Ipotizzando che il calore ricevuto dal sole sostituisca metano con un prezzo medio di 0,085 €/kWh, ottengo un risparmio di 260 €/anno.

Detrazione fiscale: vantaggio economico

Se come sistema incentivante si sceglie la detrazione al 65% del costo di impianto, che abbiamo ipotizzato essere di 5.000 euro, vale a dire 3.250 Euro, che saranno recuperabili in quote costanti di 325 euro all’anno per 10 anni. L’aspetto importante è che con la detrazione non si tratta di una entrata, ma di una mancata uscita, in quanto si potrà detrarre dalle tasse un ammontare pari a 325 euro all’anno per 10 anni. Facendo un calcolo semplificato, comunque, ipotizziamo che si tratti di una diminuzione del costo di investimento, che scende quindi a 1.750 euro. Facendo il confronto con questo valore ed il risparmio annuale, si ottiene un tempo di ritorno economico semplice pari a circa di 6 o 7 anni.

Si ricorda, inoltre, la soglia di detraibilità massima, che è pari a 60.000 euro che corrisponde, quindi, a un limite di spesa di poco più di 92.000 Euro, costo totale che ampiamente comprende gli impianti domestici ed inoltre questo tipo di incentivo è ormai consolidato negli anni e ben conosciuto da parte degli utenti e degli operatori del settore quali rivenditori e tecnici. L’aspetto negativo è quello della non applicabilità ai cosiddetti “incapienti”, vale a dire persone che, dichiarando un reddito imponibile inferiore alla soglie minime previste, non subiscono alcuna tassazione sul reddito e, di conseguenza, non possono usufruire della detrazione fiscale del 65%.

Conto Termico: vantaggio economico

Diversamente da quanto accade con la detrazione fiscale, il calcolo dell’incentivo sul conto termico è legato alla taglia dell’impianto, alla sua applicazione e al rendimento del collettore solare utilizzato.

Il conto termico prevede un incentivo espresso in euro al m2   di impianto installato di durata pari a 2 o 5 anni, secondo la dimensione del sistema. Nel caso dell’impianto descritto in precedenza (impianto al di sotto dei 50 m2), la durata dell’incentivo è di 2 anni ed l’incentivo è di 170 euro al m2 . Anche per questo meccanismo di incentivazione, inoltre, esiste una dimensione massima dell’impianto, pari a 2.500 m2. Nel dettaglio per l’impianto in oggetto avremmo un incentivo di circa 850 euro per 2 anni per un totale di 1700 euro ma va tenuto presente che l’incentivo erogato non può essere superiore al 65% del costo dell’intero impianto.

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