Informazione corretta sul cambiamento climatico

Marco Merola e Adaptation un sistema virtuoso di come far corretta informazione costruttiva

Dalle parole del giornalista Marco Merola, in visita nella nostra città Cosenza per un Work shop in collaborazione con l’ordine dei dottori agronomi e forestali. 

FB_IMG_1570748366675

Marco Merola, giornalista scientifico e divulgatore, ha lanciato, insieme ad alcuni colleghi, un webdoc e reportage foto e video su sette Paesi target in cui sono più evidenti gli effetti del climate change e nei quali si stanno già attuando serie politiche per l’adattamento delle comunità locali alle mutate condizioni ambientali.

Perché nei Media non vi è un’ attenzione ai cambiamenti del clima ogni giorno? Ce lo spiega il giornalista Merola. Siamo in un momento in cui viene da chiedersi perché se il cambiamento climatico è così importante se ne parla solo in maniera spot, sporadica e incompleta? Con probabilità perché la percezione del danno e del pericolo imminente è lento, sarà tra tot anni,  non rappresenta sul breve periodo un’ emergenza. Purtroppo i danni che si avranno nel 2100 già cominciano a prendere forma, oggi. Lo scenario odierno dimostra che molti fenomeni che dovevano verificarsi al 2100 si stanno verificando con 80anni di anticipo.

Un articolo di un gruppo di negazionisti interni alla Casa Bianca e con ruoli istituzionali afferma che la situazione non è negativa, perché se parliamo di un rischio dell’aumento di temperatura vuol dire che ancora non è salita, teoria su cui stanno costruendo un consenso politico. Merola si ritiene molto preoccupato del fatto che questi convegni di “pazzi” così li chiama, possano diffondersi nelle sedi politiche. 

Altro importante fattore di mancata notizia è dato da ciò che nel lettore medio questa lettura possa scatenare: Il Quindi? Se dobbiamo morire, quindi non ci sarà alcunché da fare. 

Di conseguenza colleghi della stampa si limitano a dare notizia della novità che sta in un report molto più ampio. Operazione molto scorretta perché crea il sensazionalismo e allarmismo con cui si racconta il cambiamento climatico. Il giornalista scorda di essere un mediatore dell’informazione e dimenticare di trasmettere l’ottimismo che si ricava dalle soluzioni, che sono nel report è un aspetto che viene trascurato, si cerca sempre il titolo sensazionale, un lancio altrettanto spettacolare. 

E mentre i grandi della terra non trovano soluzioni e mettono in atto situazioni e politiche di reale contenimento al cambiamento climatico, l’ uomo, la specie più resiliente del Pianeta e più capace di adattarsi ha incominciato a fare qualcosa.  In primis una buona informazione utilizzando internet,  il mezzo piu usato dai giovani e più immediato. 

Viviamo l’ era antropogene, l’ uomo al centro del mondo che egli ha cambiato. La temperatura del nostro Pianeta ha iniziato ad aumentare da due secoli a questa parte, da quando l’ uomo ha messo in opera l’ industria pesante. Di conseguenza, inquinamento con una prospettiva sul breve in cui ci saranno luoghi della Terra, dove non sarà più possibile vivere. E tutto ciò, così velocemente, cosa che prima avveniva molto lentamente nel naturale decorso di un pianeta, si è prodotto in soli due secoli.

Se incontrate un negazionista  aggiunge il giornalista Merola neppure rispondergli, in quanto i dati della scienza dimostrano esattamente il contrario. 

Il format del talkshow, soprattutto, americano e diffuso, anche, in Italia, come quello di Bruno Vespa richiede un’opinione opposta alla fonte ufficiale dettata dalla scienza.

L’ENEA ha diffuso qualche mese fa un rapporto con le zone a rischio del surriscaldamento globale. Negli ultimi 200 anni il livello dei mari è aumentato in proporzione maggiore rispetto ai secoli precedenti. Se si continuerà così l’ Italia per fine secolo avrà grossi problemi e viene segnalata l’area più a rischio, come la parte adriatica, ma anche gran parte Est del centro Italia e la Sicilia, l’ isola d’ Elba sul Tirreno, la Sardegna.

Un rapporto dell’Agenzia nazionale che monitora il territorio italiano, nella Primavera del 2018 descrive il dato che vede il 91% dei comuni italiani ad altissimo rischio idrogeologico. Ciò dovrebbe spingere il nostro Governo a mettere questa criticità ai vertici dell’agenda italiana, poiché  i morti per clima sono diventati davvero numerosi, dato allarmante. Esiste un piano del 2017 redatto dal Ministero che si occupa della materia ambiente SNPA, 392 pagine con grafici complicati e che tutto il Popolo italiano dovrebbe conoscere, perché così sta scritto. Un qualcosa troppo poco accessibile al cittadino medio italiano. Per cui indispensabile il compito del giornalismo nella corretta informazione,  che deve essere una sintesi completa di quanto riportato interamente in un report.

Un sito come  Adaptation 

https://www.adaptation.it/ 

ha questo preciso compito.

Un gruppo di esperti che attraverso un racconto digitale vuole informare un pubblico vasto con un’alta qualità dell’ informazione. Inoltre, non si limita a dare solo la cattiva notizia del momento, ma importante è sapere anche come la gente sta reagendo per porre rimedio alla possibile ” catastrofe”.

Sulla piattaforma è stata fissata la visita ad alcune zone del pianeta, Paesi laboratorio,  che stanno cercando vere soluzioni al problema surriscaldamento,  erosione etc. cercando di salvare la Popolazione dalle inevitabili migrazioni.

Giornalismo costruttivo e cambiamento climatico

Se si vuole coinvolgere il cittadino gli si deve dare anche un esempio positivo di risoluzione, come possono essere le politiche attuate nei Paesi Bassi. Al 2100 il 60% del territorio dovrebbe essere sommerso, invece, già sono in atto progetti di recupero delle coste erose. Grazie al loro piano d’ adattamento nazionale partito dagli anni ’90 del secolo scorso e completato oggi. Parte a breve un altro piano di recupero del territorio e questa volta quartiere per quartiere. Perché solo dopo aver insegnato alla gente che è possibile fare qualcosa a livello istituzionale si potrà insegnare le linee guide  alle persone singolarmente.

FB_IMG_1570748448932

Un esempio importante ci viene sempre da questo Paese innovativo,  se tutto il piano di recupero non dovesse funzionare, si preparano nelle scuole i bambini all’ emergenze. I bambini nuotano totalmente vestiti per abituarli a nuotare nelle eventuale difficoltà di un improvviso innalzamento delle acque e conseguenti inondazioni.

Inoltre stanno rieducando la natura a fare la natura, basta alle dighe, che sottraevano anche tutto ciò che il mare dava, perché salato da una parte e dalla parte interna essendo l’acqua divenuta dolce, non riproduceva quel pesce che era gran parte dei consumi locali. 

Allora che cosa hanno progettato? 

Il fango che si produceva e che impediva a molte navi di entrare nei porti nel Nord dei Paesi Bassi e che doveva essere raschiato per favorire la loro entrata è stato ricollocato per altri scopi nelle coste più a nord. E studiando le correnti è stata la natura stessa a redistribuirlo. Creando così nuovi tratti di costa su cui sarà possibile la vegetazione. Il cuore del progetto è un’italiana e si chiama Irene Colosimo di Catanzaro. L’ingegnere civile FB_IMG_1570773777417Irene Colosimo

FB_IMG_1570773444445

Greta Thunberg

Il giornalista Merola ha chiuso con la solidarietà a Greta Thunberg e lo sconcerto dell’aggressione verso questa ragazza. “Credo sia un attacco generazionale. Sono dei processi mentali che portano ad aggredire un adolescente… soprattutto sono persone anche tradite dalla politica che ha promesso tanto e non mantenuto e adesso se la prendono con una ragazzina”. 

Tra le città che stanno procedendo verso la risoluzione dei problemi, che avremo nel 2030, vi è Napoli.

Il sistema Calabria, ecco che cosa ci consiglia il giornalista Merola riguardo l’ erosione delle nostre coste?

Ha risposto ad Alvolonews così: 

Spendere tanti soldi annualmente per garantire la stagione balneare pare essere l’ unica ossessione degli amministratori locali. Quindi il problema che sta a monte del processo turistico stagionale non è preso in considerazione. L’ esempio virtuoso olandese, dimostra che si possono creare anche nuove attrazioni turistiche se si investe nel risanamento sul lungo tempo.  Di fatti il fango ridistribuito in Olanda è divenuto un nuovo sport, la passeggiata faticosissima nel fango, ma attraente.

by Lucia De Cicco, giornalista pubblicista OdG Calabria 

lucia.decicco70@gmail.com

 

Condividi sui social000
Lucia De Cicco
CircaLucia De Cicco

Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos Altri articoli

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*