La Calabria coi suoi Borghi alle Terme di Diocleziano

Il MIBACT, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ha dichiarato l’anno 2017,”Anno dei Borghi”.

Cenni storici

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Le Termae Diocletianae furono iniziate nel 298 dall’imperatore Massimiano (nominato Augustus dell’Impero Romano d’Occidente da Diocleziano e aperte nel 306, dopo l’abdicazione di entrambi. Erette tra il Viminale e il Quirinale, sono le più grandi di Roma e del mondo romano (140 mila mq). Nel complesso centrale c’erano: calidarium, tepidarium e natatio e palestre, giardini, piante e statue. Una grande esedra con gradinate serviva per gli spettacoli teatrali. Per l’approvvigionamento idrico fu realizzata una diramazione dell’Aqua Marcia. I lavori furono completati da Galerio e da Costanzo Cloro. Le terme furono abbandonate dopo le devastazioni dei Goti( 537) e di Totila( 546). In seguito divenne una cava di materiali da reimpiego. Nel 1561 Pio IV decise di realizzare all’interno delle terme una basilica dedicata a Santa Maria degli Angeli e, in seguito venne aggiunta la dedica ai martiri perché, secondo l’agiografia cristiana, le terme furono costruite da Cristiani resi schiavi. Sembra che Diocleziano avesse impiegato, per 7 anni 40 mila Cristiani. La facciata della chiesa, in piazza della Repubblica è l’esedra di una delle sale delle terme .
I Borghi della Calabria sono tanti e tutti vantano origini lontane nel tempo; molteplici le testimonianze di dominazioni, di insediamenti di popoli, di famiglie. Ce lo raccontano le vestigia, i ruderi, i palazzi, i conventi, le mura, i dipinti, i materiali preistorici e protostorici, le necropoli, le epigrafi ,i bronzi, i marmi.

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Aieta(CS)

Fondata dai Bizantini e dominata dai Normanni infine appartenne agli Spinelli, principi di Scalea. Nel centro storico uno dei più bei palazzi del sud pal. Martirano e la chiesa della Visitazione con il pregevole dipinto del trecento: la Madonna col Bambino. Nel suo territorio si raccoglieva la pietra indice (pietra lidia), chiamata anche pietra di paragone perché , mediante l’attrito consentiva di far riconoscere la bontà dell’oro e dell’argento.

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Altomonte (CS)

Il Borgo è tra i più belli d’Italia, il nome è legato alla regina Giovanna D’Angiò; fu feudo di Erberto d’Orleans, dei Pallotta dei Sanseverino, principi di Bisignano. Testimoni della sua storia: il castello normanno e la chiesa di Santa Maria della Consolazione. Il sepolcro di Filippo Sangineto fu realizzato dalla scuola di Tino da Camaino ( 1285-1337).

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Bova (RC)

Sorse su un abitato del neolitico, dal VII sec. d.C. era sede del vescovato di rito greco. E’ il comune più importante dell’area grecanica, il suo dialetto è di origine bizantina. Da visitare: il castello normanno, il palazzo vescovile, l’antica cattedrale di Santa Maria Isodia. A Bova Marina, dagli scavi sono emersi i resti di una sinagoga del IV sec.d.C., testimonianza della cultura ebraica che ha influenzato la cultura filosofica da Telesio a Campanella.

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Civita (CS)

Fu fondata nel XV sec. da profughi albanesi( nido d’aquile), mantiene la sua identità albanese; il suo centro spirituale è l’Eparchia di Lungro. Splendidi i costumi, le loro danze, le “Vallje” testimoniano le gesta dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderberg. Importante la chiesa di Santa Maria Assunta.

Fiumefreddo Bruzio (CS)

Sorta attorno al monastero di Santa Maria di Fonte Laurato, fu feudo dei Sanseverino, dei Cardone , degli Alarcon Mendoza. E’ ricco di palazzi nobiliari e di chiese. Il castello ha le mura, le porte e le torri di matrice araba,; alcune stanze sono state affrescate da Salvatore Fiume.

Gerace (RC)

Fondata nel IX sec. da profughi locresi è dominata dal castello eretto dai Bizantini e poi fu fortificata dai Normanni. Fu assediata dagli Arabi, infeudata a Enrico Caracciolo, poi appartenne ai Cordova, ai Grimaldi. Contiene più di 80 chiese, le colonne della Cattedrale provengono da Locri Epizefiri. Era presente anche il noto maestro orafo Gerardo Sacco

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Melissa( KR)

Il borgo sorge su uno sperone roccioso che si affaccia su una valle ricca di vigneti (vino Cirò). Nella zona marina è la torre costiera fatta erigere dal vicerè Pedro da Toledo per difendere le coste dalle incursioni barbaresche. Nella zona vi era la colonia greca di Macalla e, un grande tumulo indicava la tomba di Filottete. Nel 1949 il territorio fu teatro di scontri tra la polizia e i braccianti che occuparono le terre.

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Miglierina (CZ)

Piccolo borgo situato al centro dell’istmo di Catanzaro. E’ il punto più stretto d’Italia e si possono vedere il mar Tirreno e il mar Jonio. Il fiume Amato attraversa l’istmo e si pensa che un tempo fosse navigabile. Molti i resti dei mulini ad acqua.

Morano Calabro (CS)

Colonia romana, Moranum, fu feudo dei Sanseverino e degli Spinelli di Scalea. La chiesa di San Bernardino custodisce un polittico di Bartolomeo Vivarini del 1477. Interessanti la chiesa di San Pietro e Paolo, la cripta di San Nicola e i resti del convento di Santa Maria di Colloreto.

Oriolo (CS)

Cittadella fortificata sin dall’età preromana, fu feudo dei Marra, dei Sanseverino di Salerno e dei Pignone. Il castello dei Pignone del Carretto è maestoso, la chiesa di San Giorgio conserva una pregevole statua marmorea della Vergine, 1581, di influenze gaginesche.

Roseto Capo Spulico (CS)

E’ l’antica, Petra Roseti, sul litorale jonico, abbandonata dagli abitanti per le incursioni saracene. Su uno sperone il castrum, aveva il ruolo di vedetta. Nel castello soggiornarono Federico II e il figlio Manfredi. La città superiore conserva la cinta muraria e , la chiesa della Consolazione contiene, nella facciata due sculture medioevali.

Scilla (RC)

Il nome della rocca fortificata, sul mare, deriva dal mostro mitologico Scilla. Nelle sue acque si rifugiò la flotta di Ottaviano; fu distrutta dai Saraceni e riedificata dai Normanni. Ospitò la flotta di Carlo d’Angiò, i Ruffo ne furono i principi . Il castello Ruffo, la chiesa dello Spirito Santo, dell’Immacolata Marina Grande e Chianalea richiamano numerosi turisti.

Santa Severina(KR)

Di origini antichissime, fu conquistata dagli Arabi, ricongiunta a Bisanzio fu sede di vescovato di rito greco e fu sede di una comunità ebraica testimoniata dal toponimo “sala verde”( usanza ebraica di rivestire il tempio con un panno verde. Nel 1096 la città si sottomise al Papa; infeudata dai Normanni , appartenne ai Carafa, al Ruffo ai Grutter. Il borgo conserva edifici sacri di notevole pregio . Il castello di Roberto il Guiscardo ha alimentato storie fantastiche.

Stilo(RC)

Il nome deriva da stilon (colonna), fu fondata da Dionisio di Siracusa, dall’alto Medioevo divenne il più importante centro bizantino della Calabria, sede di eremiti e di monaci basiliani. La Cattolica ne è la testimonianza. Da visitare: il convento e la chiesa tardo-barocca di San Francesco d’Assisi, la chiesa di S. Domenico. Fuori dalle mura di Stilo si trova il complesso di S. Giovanni, riaperto al culto greco-ortodosso. Stilo diede i natali a Tommaso Campanella.

Taverna (CZ)

Il nome deriva dal latino Taberna, sarebbe sorta sull’antica Trischene, distrutta dai Saraceni. Fino al 1122 fu sede di un vescovato, poi Callisto II la riunì nella sede vescovile di Catanzaro. Taverna ha reso omaggio a Mattia Preti con il monumento di Michele Guerrisi le opere sono custodite nella chiese e nel Museo Civico; due sale sono state dedicate anche a Gregorio Preti, pittore e fratello maggiore di Mattia.

Cortale (CZ)

Ebbe origine dall’antica Acconia, distrutta dai Saraceni, appartenne ai baroni normanni di Saint Licet, ai conti Caracciolo ai Ruffo. Il borgo ospitava molti conventi tra cui im monastero basiliano di S. Maria del Carrà e dei santi Cosma e Damiano. Fu famosa per la lavorazione della seta. Diede i natali ad Andrea Cefaly (1827), appartenne ad una famiglia della media nobiltà calabrese. Partecipò ai moti antiborbonici, fondò la Scuola di pittura che prese il suo nome. La sua arte si colloca tra il verismo napoletano e i macchiaioli toscani.

Pizzo (VV)

Il nome deriva dalla posizione geografica a picco sul mare. Fu feudo di Ruggero di Lauria, poi dei Sanseverino, dei Mendoza e dei Silva. Conserva numerosi edifici di pregio: la collegiata di S. Giorgio (1576), la chiesa di S. Sebastiano, palazzo Mattei, pal. Lombardi, Saccone, Tranquillo. Pizzo ha legato la sua storia alle vicende di Gioacchino Murat, marito di Carolina, sorella di Napoleone. Gioacchino cercò di abolire il feudalesimo e i privilegi, ma da Palermo i Borboni inviarono bande di briganti che organizzarono una guerriglia molto violenta Sbarcato a Pizzo Murat cercò di riconquistare il regno ma fu fatto prigioniero e processato. Fu fucilato nel castello costruito da re Ferdinando I d’Aragona il 13 ottobre del 1815.

S. Giovanni in Fiore (CS)

Sorse intorno all’abbazia Monasterium Florense, fondato nel 1189 dall’abate Gioacchino , ma si strutturò nel 1536, con l’assenso di Carlo V. San Giovanni in Fiore ospita il Centro Internazionale di Studi Gioacchimiti. Nella chiesa dell’abbazia si trova un pregevole coro ligneo seicentesco e alcuni dipinti settecenteschi di Cristoforo Santanna. Sulla facciata di palazzo Lopez si trova la lapide che ricorda la permanenza dei fratelli Bandiera(1844) prima della fucilazione nel vallone di Rovito. Gioacchino nacque a Celico (1135) da una famiglia di notari, si recò in pellegrinaggio in Palestina e, tornato in Italia si fece monaco; fu eletto abate dell’abbazia di S. Maria di Corazzo e da lì si diffuse la fama delle sue capacità profetiche. Nel 1196 ottenne da Papa Celestino V l’approvazione dell’Ordine Florense( nel Meridione si contavano ben 51 monasteri). L’imperatrice Costanza lo scelse come suo confessore. Gioacchino è stato definito “il profeta dell’Era dello Spirito Santo”, non fu canonizzato perché sospette le sue facoltà profetiche. Nel Liber Figurarum riporta le meditazioni sulla Bibbia dell’abate Gioacchino ed è stato definito la più bella e importanta raccolta di teologia figurale e simbolica del Medio Evo.

San Luca(RC)

Il borgo sorse nel 1592 per accogliere gli abitanti del villaggio di Potamia, distrutto da una frana, fu feudo di diverse famiglie; i Clemente ne divennero conti. Interessanti i resti del castello e la chiesa parrocchiale che custodisce una tela seicentesca raffigurante la Deposizione e il Santuario di Polsi di origine basiliana. Corrado Alvaro ha raccontato della festa di Polsi e delle sue discendenze pagane legate ai riti dionisiaci e della Grande Madre Terra. Alvaro, nato a San Luca nel 1895,fu scrittore, critico, traduttore, antologista, sceneggiatore; molto fervida la sua attività letteraria.

Badolato (CZ)

Il borgo fu fondato, probabilmente, dai normanni e passò dai Ruffo ai Toraldo, ai Borgia, ai Pignatelli. Assetto urbano sicuramente medioevale. La chiesetta della Sanità custodisce resti di affreschi bizantini e nella chiesa di Sant’Andrea si può ammirare un altare settecentesco in marmi policromi del Fanzago. Medioevale è l’abside della chiesa di S. Caterina; si contano 14 chiese, il convento dei Minimi e i ruderi del castello Normanno.

Diamante (CS)

Il nome del borgo deriverebbe dal fiume diamante, dalle acque trasparenti. Fu feudo dei Carafa e il principe Tiberio Carafa vi edificò un palazzo e vi raccolse alcune famiglie di Cetraro utilizzate nella coltura della canna da zucchero. Il borgo arroccato su uno sperone di roccia si affaccia sul mar Tirreno; è noto per la bellezza del litorale, si trova nel cuore della Riviera dei Cedri (frutto sacro degli ebrei). Con la sua più antica Cirella ha anche una piccola isola. Nel 1981, artisti internazionali hanno coperto di murales i muri delle vecchie case affacciate sulle vie e lungo le gradinate dell’antico abitato. Altra importante tradizione: IL Festival del Peperoncino.

Isola Capo Rizzuto (KR)

L’antica Asyla, si affaccia su un mare ricco di pesci pregiati e paradiso di sub. Di fronte al borgo la fortezza aragonese di “Le Castella”( Castra Hannibalis) il suo antico nome; nel 1517 subì un duro attacco ad opera dei Turchi. Il Duomo di origini medioevali ma dalle forme barocche, conserva un’icona cretese del XVI sec. e la chiesa di San Marco all’Annunziata del ‘500 era la cappella gentilizia dei Ricca, proprietari del castello.

Tropea (VV)

Il nome deriverebbe da Triofea, dopo la vittoria di Sesto Pompeo sull’esercito di Cesare. Dal VII sec. fu sede di vescovato e mantenne il rito greco fino al 1094, quando i normanni imposero il rito latino. Fu occupata dai musulmani( IX sec) e poi riconquistata dall’imperatore Basilio. In età bizantina diventò baluardo contro gli attacchi saraceni. La dominazione normanna consolidò i privilegi che la città mantenne anche sotto la corona sveva, angioina e aragonese. Il centro storico culmina con una terrazza rivolta al mare e all’isolotto di Santa Maria dell’isola che è l’immagine simbolo della città. La cattedrale è ricca di arredi e di opere d’arte tra cui una tavola del giottesco Lippo di Benivieni, raffigurante la Vergine di Romania, patrona della città.

Nelle terme, molti i banchi espositivi ricchi di prodotti e manufatti tipici dell’artigianato calabrese: costumi tradizionali popolari, ricami, ceramiche, gioielli d’autore, liuti e un grande telaio hanno attratto numerosi visitatori. Adagiata sul leggio una copia del Codex Purpureus, Evangelario greco contenente l’intero Vangelo di Matteo, di epoca bizantina in pergamena purpurea, appartenente all’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Ha reso l’idea della grandezza della Calabria, al tempo degli spiriti magni!
La presidente dello Studio Desma Design Artigianato filiera Agro-Tessile, Maria De Stefano ha esibito i suoi tessuti a fibra esclusivamente naturale, di origine animale e vegetale( cotone, lino, canapa, ginestra, lana, seta); prodotti che, storicamente, hanno caratterizzato la Calabria. Nel borgo di Miglierina si praticava la gelsibachicoltura ed esperte maestre tessitrici hanno realizzato pregiati manufatti tessili. I motivi e le decorazioni dei tessuti connotavano le appartenenze sociali delle famiglie. La bordura , sulla quale veniva ricamato il nome della tessitrice e la persona a cui sarebbe appartenuta, aveva un significato simbolico eccezionale.
Al telaio Mirella Leone ( TessilArt-Tiriolo) Un telaio tradizionale di tipo “quattrocentesco” le consente la tessitura di tappeti, coperte di seta, scialli, canovacci in lino e ginestra e i caratteristici “vancali” (scialli in seta o in lana). Le tecniche di lavorazione sono identiche a quelle di un tempo e la casside che batte sul telo, fa rivivere il passato. Ogni casa aveva un telaio, necessario per la dote.
Nelle ceramiche di Pizzo si possono scoprire un re e una regina, un turco rapitore, una popolana, immagini di pescatori (tonnaroti) e figure del passato. La riscoperta del cotto usando le terre argillose…( una vera impresa)!
E poi…lo scintillio dei gioielli di un grande orafo che ha reso l’arte orafa calabrese rinomata e celebre nel mondo! I suoi capolavori sono opere di fine cesello, illuminate da lapislazzuli, coralli, ametiste e topazi e affondano le radici nella storia, nella cultura della Grecia antica , nel mito di Dioniso e nella tradizione contadina nel Mediterraneo.
E poi…i liutai di Bivongi, le ceramiche di Seminara, le comunità albanesi di Civita impegnate nelle “vallje”, per rievocare la vittoria del condottiero Giorgio Castriota Scanderberg sugli invasori turchi. Il personaggio principe di Diamante Gianni Pellegrino si è esibito in canti popolari coinvolgenti, accompagnato dal gruppo folk di Bova, Rocca Falluca e Civita.

Roma 25 maggio 2017
by Carmen Costanzo, autrice

 

 

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Carmela Costanzo
CircaCarmela Costanzo

Docente - Socia fondatrice dell'Associazione culturale Nòstos - poetessa Altri articoli

1 Commento su La Calabria coi suoi Borghi alle Terme di Diocleziano

  1. maria de stefano // 31 maggio 2017 a 12:24 // Rispondi

    grazie Carmen bellissimo articolo

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