La grotta e la cella nella spiritualità del Santo Patrono di Calabria

I parte, speciale - La grotta intesa come luogo del silenzio, è segnalata a Paterno Calabro, Corigliano Calabro, a Spezzano della Sila

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Il 6 giugno si dovrebbe richiudere la cella di San Francesco di Paola, all’interno del vecchio convento di clausura. Invitiamo chi ancora non lo avesse fatto a visitare un luogo che ha del terreno, del mistico e del trascendente al tempo stesso. Non solo luogo di spiritualità e di valore artistico tra marmi e affreschi, ma luogo di conoscenza, di un uomo e di un santo che volle tutta la vita, e nonostante la sua importanza sociale e non solo nella Chiesa Cattolica anche alla Corte francese, vivere da eremita. Conoscere San Francesco di Paola è un cammino che deve partire proprio da questo tema della grotta, della cella, della ricerca del silenzio. Non una fuga dal mondo come molti potrebbero pensare, ma un ritorno alle sue viscere per portare, tramite l’esempio, altri uomini alla scoperta più sensazionale: Cristo, il suo Evangelo, la sua dimensione terrena e spirituale. Trovarsi nella cella, voluta e costruita da Francesco di Paola costituisce un momento di commozione anche per un non credente, poiché rappresenta la scoperta di un pensiero profondo che rilassa le più liberali e libere convinzioni per la bellezza di un’esperienza, che assume il carattere di prigionia libera, di un atteggiamento, che solo nella senilità si può ottenere e che convince della santità di alcuni uomini per il loro saper prima,clausura viverlo subito, in un “c’è” ora e in quel luogo. Vivere anche solo per un istante la cella di San Francesco, da cui entrava e usciva indisturbato e senza essere visto dagli altri confratelli, porta inevitabilmente ad una ricerca più profonda ad una analisi di significato di quello che si palesa agli occhi del visitatore. Per tanto la mia curiosità si è subito orientata verso un testo, non una ricerca mediatica, ma un’esperienza diretta per confrontare così le emozioni per poi scoprire la vicinanza del sentimento umano.

Uscita dalla cella mi sono diretta nella libreria del convento e il rosso di un testo attraendomi mi ha fatto incontrare il pensiero di Giuseppe Fiorini Morosini, “L’esperienza della grotta nella spiritualità di San Francesco di Paola”, un quaderno prodotto dalla spiritualità dei Minimi datato, ma estremamente attuale, 1988.

La bolla di canonizzazione di San Francesco contiene questa riflessione: ‹‹Offrendo in anticipo uno speciale segno della santità futura, cominciò ad amare la solitudine e la pietà, e cominciò inoltre ad applicarsi alla preghiera e ai digiuni›› (pag 7).

Rilevante è anche la relazione che Giacomo Simonetta presenta a Papa Leone X per la richiesta di canonizzazione di Francesco. ‹‹Era arrivato appena all’età di tredici anni che guidato dallo Spirito Santo, si ritirò nel deserto. Qui fece la prima esperienza della milizia divina, e fino all’età di diciannove anni pose i primi fondamenti della sua vita››.

I luoghi del suo peregrinare riportano la testimonianza del fuoco dello Spirito, del deserto, della meditazione. Già da San Marco Argentano, dove i genitori lo lasciarono per un anno per adempire al voto francescano della guarigione degli occhi, Egli comincia la sua esperienza di solitudine contemplativa: ora per quasi tutta la notte prostrato davanti all’immagine della Madonna o di San Francesco d’Assisi.

La grotta scrive Morosini a pag 11 è sinonimo di deserto, perciò di luogo privilegiato per i grandi appuntamenti con Dio.

Nella cella di Paola uno degli affreschi che maggiormente colpisce è il Francesco che reca in mano il fuoco, carboni ardenti, uno dei miracoli maggiori. Il fuoco, che ritroviamo anche in altre narrazioni della sua vita, diventa quel simbolo di carità, o meglio per carità, che spesso Egli ripeteva anche durante l’orazione e che arde nel suo animo, che gli brucia dentro e che gli permette di realizzare il disegno divino, per cui a Dio tutto è possibile.

Scrive Morosini a pag 13, piace riportare quanto il Toscano ha scritto sull’esperienza di Francesco nella grotta. È quasi un inno di lode e di esaltazione di questo luogo. ‹‹Fortunata grotta, felicissima te, che da tesoro nascondi nel seno…Nel tuo grembo va fabbricando…Francesco al fuoco della sua carità le armi fatali, che dovrà poi spargere per l’Universo e le tempera nell’onda delle sue lacrime…Dalle tue viscere uscirà Francesco ad accendere un gran fuoco di spirito da per tutto…››.

La grotta perciò intesa come luogo del silenzio, è segnalata a Paterno Calabro. A Corigliano Calabro, a Spezzano della Sila, dove egli fondò i primi romitori, dopo l’avvio della sua congregazione eremitica sorta a Paola, in un podere di una sua parente, Egli munito di zappa scavò un piccolo luogo atto ad ospitare il suo corpo, allora adolescente. Ma anche in Francia, dove presso Plessis-les-Tours arrivò, è segnalato un suo rifugio di preghiera. Egli, riportato anche da un teste nel processo di Tours, era solito rifugiarsi dopo il lavoro nell’orto, in un rifugio che era esposto al sole come un girasole e ricoperto di salici. Poi la sera senza essere visto da nessuno era solito tornare nella sua cella all’interno del romitorio.

San Franciscu, miu San Franciscu, giardinieri de Gesù Cristu. Jsti all’uortu e ci zappasti, rose e juri ci simminasti…

(Foto e servizio) by Lucia De Cicco

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Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos lucia.decicco.70@gmail.com Altri articoli

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