L’amnistia non porta voti

Modifica della legge elettorale

Il Presidente Mattarella, nel discorso di fine anno, ha spiegato perché sia importante, per le istituzioni democratiche, favorire la partecipazione così da abbattere l’astensionismo. Che la democrazia sia partecipazione, lo ricordava anche Giorgio Gaber. 
Purtroppo, il nostro bel Paese si mostra sempre più essere uno Stato canaglia. Una democrazia reale fuori da regole e trattati internazionali, non rispettosa dello Stato di Diritto. 
Da oltre trent’anni l’Italia viene condannata (anche) per violazione dell’articolo 6 della Convenzione Europea per i Diritti Umani, a causa della eccessiva durata dei processi, tant’è che ci siamo dovuti fare una legge apposita per garantire risarcimenti più rapidi.
Nel 2013, con la sentenza cd Torreggiani, l’Italia viene condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, anche per violazione dell’articolo 3 della Convenzione: tortura. 
Perché? Perché i trattamenti inumani e degradanti erano diventati, a causa del sovraffollamento, “sistemici e strutturali” nelle nostre patrie galere. 
Il presidente Napolitano aveva persino inviato uno specifico messaggio alle Camere, unico messaggio nei suoi due mandati inviato ai sensi dell’articolo 85 della Costituzione, per sottolineare l’urgenza (e l’obbligo giuridico) di uscire da quella patente situazione. Un messaggio rimasto inascoltato perché l’amnistia non porta voti. Lo Stato di diritto e i diritti umani possono aspettare.
Oggi mentre le carceri tornano ai livelli di sovraffollamento simili a quelli registrati nel 2011 e che portarono, nel 2013, alla sentenza di condanna, l’Italia si conferma essere uno Stato canaglia anche in materia elettorale e di partecipazione al processo di formazione del nuovo Parlamento.
La nuova legge elettorale, il cd rosatellum, discrimina e penalizza le forze politiche che oggi non sono in parlamento.
Infatti se la partitocrazia di centro, di sinistra, di destra e pure quella penta stellata – dopo le vicende giudiziarie sulle firme false che hanno coinvolto praticamente tutti i partiti da Firmigoni a i 5 star siculi – ha avuto cura di esonerarsi dal raccogliere le firme, alle formazioni politiche non presenti in parlamento – anche se storiche e storicamente riconoscibili come i Radicali ed Emma Bonino – si richiede una missione impossibile: raccogliere 25mila firme autentiche e certificate in meno di un mese!, sia per l’uninominale sia per il proporzionale.
Ma la questione non è lana caprina: modificare la legge elettorale (e i collegi) a meno di un anno dal voto rappresenta una patente violazione del “codice di buona condotta elettorale” del Consiglio d’Europa, da Stato canaglia, appunto.
La “Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto” (Commissione di Venezia) – nel 2003 – approvò (e l’Italia adottò) il Codice di buona condotta elettorale che, tra l’altro, recita:
<<La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale… Infatti se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato e non capirle, specialmente se presentano un carattere complesso; a tale punto che potrebbe, a torto o a ragione, pensare che il diritto elettorale sia uno strumento che coloro che esercitano il potere manovrano a proprio favore, e che il voto dell’elettore non è di conseguenza l’elemento che decide il risultato dello scrutinio. … Ciò che è da evitare non è tanto la modifica della modalità di scrutinio …, ma la sua revisione ripetuta o che interviene poco prima dello scrutinio (a meno di un anno)>>.
(Cfr. artt. 63 e 65, p 25 – http://www.venice.coe.int/webforms/documents/default.aspx?pdffile=CDL-AD(2002)023rev-ita) 
Se poi alcune forze sono esentate (praticamente tutte quelle che hanno parlamentari uscenti) e altre No, è evidente la discriminazione e la violazione dei diritti politici.
A ciò aggiungasi il fatto che la legge elettorale è stata modificata, tre mesi prima del voto, a colpi di voti di fiducia. E con i collegi uninominali da definire con decreto successivo.
Un ricorso alla Corte di Giustizia Europea ci sta tutto. 
E con queste premesse – al contrario di quanto auspicato nel suo discorso di fine anno dal Presidente Mattarella – per le prossime elezioni, viene voglia di rimanere a casa evitando così di sedersi al tavolo dei bari. 
Anche perché raccogliere le firme a gennaio -coi tavoli al gelo e l’autenticatore non obbligato a svolgere tale servizio – non solo appare una missione impossibile ma, nell’era della identità digitale, nel mondo dello SPIDi, appare una presa per i fondelli.
 Di Giuseppe Candido
Riceviamo e pubblichiamo

 

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Anna Maria Schifino
CircaAnna Maria Schifino

Autrice e relatrice di Cassano Allo Ionio, i suoi pezzi appaiono spesso sul Quotidiano del Sud in veste di Opinionista e altri motori online Curatrice della rubrica di Alvolonews.it "CUCINA" Altri articoli

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