L’embrione come nuova frontiera della medicina

La sperimentazione, la ricerca sugli embrioni e le cellule staminali: trapianti e clonazione

La clonazione è un processo, artificiale o naturale, che permette di ottenere più copie identiche di una cellula o di un intero organismo senza l’intervento della riproduzione sessuata e della fecondazione. Il termine deriva dal greco κλών, accezione di ramo o ramoscello; questo ci chiarisce come il processo sia riferibile al mondo della natura, difatti l’uomo da molti anni, attraverso la clonazione, riesce a riprodurre, da frammenti di piante, appositamente tagliate ed immesse in acqua e terreno, definite “talee”, nuovi esemplari. Quindi il fenomeno non avviene solo artificialmente in laboratorio, ma è la natura stessa che lo sfrutta. Esistono tre tipologie di clonazione: da cellule batteriche, da cellule embrionali e da cellule somatiche.

Il primo caso di clonazione animale, come si ricorda, è stato quello della pecora Dolly, avvenuto da cellule somatiche prelevate dalla ghiandola mammaria di una pecora adulta. La riuscita dell’esperimento ha dimostrato, che è possibile, non solo creare nuovi organismi attraverso tale processo, ma ha altresì palesato la possibilità di come una cellula, regredendo al suo livello di cellula totipotente, sia in grado di creare autonomamente un nuovo essere vivente. Il 5 luglio 1996, la pecora di sei anni rimasta gravida, ha partorito Dolly, che possedeva lo stesso patrimonio genetico della pecora da cui era stata prelevata la cellula mammaria. Altro caso di clonazione animale è stato quello del muride Cumulina, una topolina creata dalle cellule ovariche di una muride adulta. Clonare il proprio Dna, significherebbe creare un nuovo organismo con le medesime caratteristiche genetiche, ciò implicherebbe la potenzialità del clone, di fungere da vero e proprio ricettacolo. Ogni qual volta ci sia la rottura di un tessuto o la perdita della funzionalità di un organo, si potrebbe prelevare da questo una cellula staminale, pluripotente e totipotente, ed innestarla nel proprio corpo per rigenerarli. Speranza quindi di cure innovative con meno effetti collaterali dei farmaci oggi in uso. La vicenda della clonazione della pecora Dolly, ha innegabilmente avuto un enorme impatto mediatico a livello internazionale ed europeo. Molti sono stati i governi che hanno chiesto l’intervento di comitati bioetici e giuridici per cercare di legiferare al meglio sulla questione “clonazione”. Proprio per questo, il 12 Gennaio 1998, a Parigi, è stato concluso, e ratificato da molti stati europei, il Protocollo aggiuntivo sul divieto di clonazione di esseri umani alla Convenzione del Consiglio d’Europa.

Al suo articolo 1 si legge che “è vietato ogni intervento che ha lo scopo di creare un essere umano geneticamente identico ad un altro essere umano vivo o morto.” Stesso divieto ripreso poi dall’articolo 3 nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue siglata a Nizza il 7 Dicembre 2000, dove si sancisce “il divieto di clonazione riproduttiva degli esseri umani”.

Ciò che viene vietato nelle fonti europee è la tecnica della clonazione riproduttiva umana, la quale è in grado di creare copie geneticamente perfette di un essere umano. La scienza ammette la possibilità di poter clonare individui sia vivi sia defunti e ovviamente ciò crea non pochi problemi e dilemmi etici, quindi la clonazione è un fenomeno, fermandoci a queste prospettive, da evitare. G.Hottois, citato da Stefano Rodotà nel testo “La vita e le regole. Tra diritto e non diritto”, si chiede se la clonazione possa essere etichettata come male assoluto.

Si noti, però come la questione in esame possa avere una doppia valenza: da una lato la clonazione come fenomeno malsano in grado di replicare e produrre duplicati di ogni essere umano, sacrificando l’individualità, l’autodeterminazione ed l’indipendenza di ciascuno di noi; da altra parte, molti ritengono, che la clonazione possa essere un bene per l’intera umanità.

Difatti, attraverso questa pratica potrebbero aprirsi nuove frontiere per tutte quelle coppie che, sebbene ricorrano alla procreazione medicalmente assistita, non riescono ad avere un figlio. Inoltre, tramite la clonazione si potrebbe giungere alla creazione di nuove metodologie di cura.

L’Italia ha ratificato, con legge n. 145/2001 , la Convezione di Oviedo del 4 Aprile 1997 ed il suo Protocollo aggiuntivo del 1998,: quindi anche nel nostro Paese vige il divieto di clonazione umana. C’è di più, dato che, nel 2005, l’assemblea Generale delle Nazioni Unite, con una risoluzione non vincolante, pertanto non obbligatoria, ha invitato i governi europei ed extraeuropei di vietare ogni forma di clonazione che possa ledere la dignità umana, circoscrivendo così l’ambito di operatività di tale divieto alla semplice ed unica clonazione riproduttiva umana.

Altro fenomeno collegato alla tematica in questione è il trapianto.

Il trapianto di organi è un intervento chirurgico che consiste nella “sostituzione di un organo malato e quindi non più funzionante, con uno sano e dello stesso tipo, proveniente da un altro individuo, definito donatore.”Questo può avvenire da donatori viventi e non viventi, a seconda dell’organo da donare e da impiantare nel malato. Ad esempio, i trapianti di parti di fegato e di un rene avvengono fra viventi, di solito familiari. Difatti il fegato non completo ha la capacità di rigenerarsi autonomamente ed inoltre il nostro corpo ha la possibilità di vivere con un rene solo.

Il rapporto embrione e trapianti, ovvero ciò che a noi ci interessa analizzare, si sviluppa proprio sul piano del trapianto di reni, poiché alla Washington University di St. Louis, negli Usa, il professore di biologia cellulare e fisiologia, direttore del Dipartimento di malattie renali, Marc Randall Hammerman, ha, con notevole successo creato, attraverso cellule embrionali programmate, un rene in laboratorio.

Ovviamente ancora non è possibile impiantare organi sviluppati in laboratorio in essere umani, ma se un giorno questo diventasse possibile, milioni di vite si salverebbero.

In Italia, il Centro Nazionale Trapianti ha stimato che circa 8758 persone sono in lista d’attesa per un trapianto e la maggior parte di queste aspetta un rene. Dunque, sviluppando e incentivando sempre di più la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sui tessuti e sugli embrioni, questi numeri scenderebbero vorticosamente.

In Italia la Legge n. 91/1999, regolamenta l’intera materia ed il primo articolo disciplina il prelievo di organi e di tessuti da soggetto di cui sia stata accertata la morte ai sensi della Legge n. 578/ 1993 e regolamenta inoltre le attività di prelievo e di trapianto di tessuti e di espianto e di trapianto di organi. Ci sono dei limiti per ciò che concerne gli organi trapiantabili, e tale limite si sostanzia nell’articolo 3 della predetta legge, che dispone il divieto di trapiantare gonadi ed encefalo. Quest’ultimi vengono definiti come eticamente inaccettabili, in quanto trapiantare le gonadi da un uomo ad un altro vorrebbe dire trasferire il proprio patrimonio genetico ad un altro soggetto, il quale, attraverso l’impianto di nuove gonadi, ossia delle ghiandole sessuali che secernono ormoni e quindi permettono la fecondazione dell’ovulo femminile, potrebbe generare una vita umana che non sarebbe realmente figlio del ricevente, ma del donatore. Ci troveremmo così figli nati da “falsi padri”, ciò sarebbe un risvolto etico terrificante. Lo stesso discorso potrebbe farsi per il trapianto dell’encefalo.

embrione nuova frontiera

by Dott.ssa Giovanna Mazzuca, autrice

 

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Giovanna Francesca Mazzuca
CircaGiovanna Francesca Mazzuca

Dottoressa Giovanna F. Mazzuca, si occupa per Alvolonews.it della rubrica "Bioteca" Altri articoli

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