L’embrione nella legge italiana

In Italia, prima della Legge 19 Febbraio 2004 n. 40, recante norme me in materia di procreazione medicalmente assistita e riguardante più in particolare lo status dell’embrione, bisogna citare la Legge 22 Maggio 1978 n. 194, che riporta norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. 

Nel suo articolo 1, viene consacrata la tutela, da parte dello stato, della vita umana sin dal suo inizio, riconoscendo e garantendo altresì il diritto alla procreazione cosciente e responsabile ed il valore sociale della maternità. L’ordinamento dunque appresta un elevato grado di tutela alla vita umana, riconoscendo e trattando l’embrione umano, fin dalla fecondazione, come una persona. Questo dovere morale scaturisce dalla pubblicazione, da parte del Comitato Nazionale di Bioetica, dello Statuto ed Identità dell’embrione umano, datato 22 Giugno 1996.
L’intima essenza del documento ruota intorno ad una specifica questione, ossia quella di stabilire se l’embrione umano possa essere considerato un individuo umano. Benché l’embrione sia, descritto nei lavori del comitato, come il prodotto del concepimento nelle sue fasi iniziali, non c’è in realtà una definizione o una pronuncia sulla natura concreta dell’embrione; tuttavia si continua dicendo che nessuno dei partecipanti a tale congresso neghi che esso sia, seppur in forma generale, umano.
La tutela della vita umana ha acquisito ancora più ragguardevole riconoscimento con due sentenze della Corte Costituzionale: la n. 27/197551 e la n. 35/1997. La prima sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale e di conseguenza l’abrogazione dell’articolo 546 del codice penale, nella parte in cui non prevede che la gravidanza possa venir interrotta quando l’ulteriore gestazione implichi danno o pericolo, grave, medicalmente accertato nei casi di cui in motivazione e non altrimenti evitabile, per la salute della madre. La seconda pronuncia ha dichiarato, altresì, inammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione di numerosi articoli della Legge n. 194/1978, recante norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Si richiedeva la sottoposizione a referendum abrogativo dell’articolo 1 dove veniva e viene tuttora sancita la tutela della vita umana sin dal suo inizio e la garanzia della procreazione cosciente e responsabile. 

Grazie a queste sentenze e grazie anche al continuo progresso della scienza, la tutela dell’embrione è andata sempre più aumentando ed inoltre il diritto alla vita nella sua estensione più vasta è stato innalzato a vero e proprio diritto inviolabile, rintracciabile e protetto nella nostra Costituzione all’articolo 2, dove si legge che: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Prestigiosa ed innovativa è stata l’attuazione, nella nostra legislatura, della Legge n. 40/2004, peraltro recentemente più volte modificata grazie all’intervento delle Corte Costituzionale, contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita.

Al capo VI, della suddetta legge sono state inserite le misure di tutela dell’embrione e all’articolo 13, commi 1, 2, 3, si dispone 55:
al comma1 il divieto di sperimentazione su ciascun embrione umano; al comma2 che la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso e qualora non siano disponibili metodologie alternative.
Il comma 3 vieta comunque:
a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione o comunque a fini diversi da quello previsto dalla presente legge;
b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo;
c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell’embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca;
d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere.

Tale legge è stata poi sottoposta a numerose modifiche e la più recente è quella che si è avuta con sentenza della Corte Costituzionale n. 96/2015, che ha cancellato il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita e diagnosi pre-impianto alla coppie fertili affette o portatrici di patologie genetiche. Con tale pronuncia, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1 e 2, e 4, comma 1, della Legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui non consentono il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, rispondenti ai criteri di gravità di cui all’art. 6, comma 1, lettera b), della Legge 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza), accertate da apposite strutture pubbliche. Inoltre, eliminando questo divieto, il nostro sistema ha dimostrato di esser coerente con se stesso e con quanto definito e tutelato dalla nostra Carta costituzionale, che tutela non solo i diritti fondamentali ed inviolabili della persona, come la salute e la vita umana, ma tutela altresì il diritto di procreare e il diritto a formare una propria famiglia.
Altra sentenza importante della Corte Costituzionale è stata la n. 162/2014, con la quale sono stati dichiarati illegittimi alcuni articoli della Legge 19 Febbraio 2004 n. 40:
l’articolo 4, comma 3, nella parte in cui stabilisce per la coppia di cui all’art. 5, comma 1, il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità o infertilità assolute ed irreversibili;
l’articolo 9, comma 1 e comma 3, limitatamente alle parole «in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3» ; l’articolo 12, comma 1.
Pertanto oggi è possibile far ricorso alle tecniche di fecondazione eterologa anche se, come il nostro è uno dei sistemi più retrivi, a livello europeo, con riguardo alla sperimentazione a fini di ricerca medica e scientifica sugli embrioni umani e all’accesso alle tecniche suddette per le coppie omosessuali e single. Ciò si connette,per forza di cose, all’ormai noto tema delle cellule staminali. A lungo si è discusso e si discute, sull’utilizzo delle cellule staminali come fondamento della “medicina rigenerativa”, ossia quella branca della medicina che si occupa e che cerca di riparare tessuti ed organi, danneggiati da malattie più o meno gravi, attraverso l’uso delle cellule staminali. Queste vengono divise in quattro tipologie: embrionali, fetali, annessi embrionale ed adulte.
Famoso e controverso su questo punto è il “Metodo Stamina”, creato da Davide Vannoni, il quale, attraverso l’utilizzo e la sperimentazione sulle cellule staminali adulte ha avuto ottimi, secondo alcune, riprovevoli, secondo altri, risultati per la cura di malattie genetiche importanti.

Dott.ssa Giovanna Mazzuca

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Giovanna Francesca Mazzuca
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Dottoressa Giovanna F. Mazzuca, si occupa per Alvolonews.it della rubrica "Bioteca" Altri articoli

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