L’embrione nella legislazione spagnola

Abbiamo già analizzato in precedenza come l’embrione viene identificato e tutelato nel nostro sistema legislativo italiano, ora, avendo frequentato la facoltà di giurisprudenza, ed avendo studiato i vari sistemi legislativi europei ed internazionali, so benissimo che quando si discute e si analizza un determinato argomento, non bisogna solo esaminarlo nell’ottica del diritto interno, ma è necessario considerarlo ed analizzarlo nel contesto legislativo di altri Paesi. Pertanto, in questo articolo ho deciso di analizzare uno dei sistemi legislativi europei più emancipato e solidale rispetto alla tematica dell’embrione, ossia quello spagnolo. 

La Spagna, paese fortemente cattolico, ha invertito la rotta rispetto alle legislature europee meno permissive (Italia e Germania) e di fatto, oggi si presenta come una delle nazioni più indulgenti. Infatti, la fecondazione eterologa, sempre con l’anonimato del donatore, è permessa non solo ai singles ma anche alle coppie omosessuali, le quali hanno perfino la possibilità di registrare come vero rapporto di filiazione i figli nati dal seme donato.

La prima legge sulla procreazione medicalmente assistita in Spagna è stata la Ley 35/1988 “sobre tecnicas de reproduccìon asistida”, recensita in maniera molto negativa, soprattutto per la famosa distinzione fra “embrione” e “pre-embrione”. La Ley si basa sulla concezione di uno sviluppo embrionale strutturato in due fasi autonome attraverso le quali si giunge alla distinzione sopra indicata.
Questa distinzione venne motivata concertando che il periodo di 14 giorni prefigura una fase preparatoria nella quale vengono elaborati tutti i sistemi che serviranno a sostenere il futuro embrione, pertanto “fino a questo momento non sarebbe possibile configurarlo ontologicamente come entità individuale”.
Il termine “pre-embrione” venne utilizzato per la prima volta dall’Ethics Advisory Board nel 1979 e poi adottato dal Rapporto Warnock del 1984. La commissione britannica, che stilò il suddetto rapporto, affermò che all’embrione umano deve essere riconosciuta la tutela legislativa, ma tale tutela deve partire da un momento fondamentale, ossia dalla comparsa della stria primitiva, la quale si forma intorno al quattordicesimo giorno successivo alla fecondazione. Questa scelta è stata giustificata sottolineando che per la biologia la vita vera e propria inizia solo circa due settimane successive alla fecondazione. Pertanto, sempre secondo la Commissione, quest’arco di tempo simboleggia il limite assoluto entro il quale l’embrione può essere utilizzato per fini di ricerca scientifica.
Altro passo verso l’innovazione giuridica venne effettuato con la Ley 45/2003, detta “3+3”, in quanto il suo punto focale consiste nell’avere elevato a 3 il numero degli ovuli fecondabili ed a 3 il numero dei pre-embrioni trasferibili. Questa innovazione venne creata proprio per evitare, visto il vuoto normativo contenuto nella Ley precedente, l’accumulo degli “embrioni soprannumerari”, sui quali è comunque vietata la ricerca scientifica. Questi vengono crioconservati ed il loro destino è logicamente nelle mani dei genitori, i quali hanno facoltà di scegliere fra: procedere allo scongelamento senza ulteriori fini; autorizzare la ricerca sugli embrioni; mantenerli crioconservati fino allo scongelamento o donarli ad altre coppie per scopi riproduttivi e senza fini di lucro.
Qualora la coppia dovesse optare per la donazione, gli embrioni crioconservati restano a loro disposizione per 5 anni, dopodiché sono ceduti al Centro Nazionale di Trapianti e Medicina Rigenerativa, sono conservati per tutta la durata fertile della donna.66 Le ultime due leggi spagnole che andiamo ad analizzare sono: la Ley 14/2006 e la Ley 14/2007.
La paternità della Ley 14/2006 è attribuita al governo Zapatero, che appena insediatosi, promulgò tale normativa di stampo laico e liberale, Si fece strada sostituendo interamente la Ley 35/1988, emancipando le tecniche di Pma dalla cura della sterilità; fece inoltre decadere il divieto, imposto precedentemente dalla Ley 45/2003, di fecondare più di tre ovociti, ma mantenne l’obbligo di non trasferire più di tre embrioni. Altre innovazioni furono la possibilità di utilizzazione degli embrioni soprannumerari e la possibilità per il donante di revocazione del proprio consenso per qualsiasi ragione; ed ancora, venne fatto venir meno il diritto all’anonimato di quest’ultimo per ragioni di salute del bambino. Particolarmente importante per il suo contenuto innovativo, sia giuridico che scientifico, è la norma contenuta nell’articolo 12. Si legge che il preimpianto di embrioni abbia il principale scopo di diagnosticare malattie genetiche ereditarie gravi, dando così la possibilità ai genitori di innestare solo gli embrioni sani e garantire quindi un futuro al bambino senza tali patologie. Per di più la norma consente, previa autorizzazione del Comitato Nazionale di Riproduzione Umana, di effettuare la diagnosi preimpianto avente finalità differenti dall’evitare l’innesto di embrioni malati. Tutti gli embrioni non utilizzati sono congelati e quindi crioconservati ed ogni due anni viene rinnovato, da parte dei genitori, il consenso informato sull’eventuale destinazione di tali embrioni. In ultimo la Ley 14/200769, ha considerevolmente influito sulla ricerca biomedica, consentendo, solo in presenza di determinati requisiti, la ricerca sugli embrioni e sui feti. Le condizioni che consentono l’analisi e lo studio a fini scientifici sono: l’autorizzazione statale e/o regionale; che si tratti di embrioni e/o feti morti che abbiamo perso la capacità di sviluppo; che vi sia stata donazione di tali embrioni e/o feti previo consenso informato da parte dei genitori; l’elaborazione di un progetto di ricerca da sottoporre a parere del Comitato Di Garanzia per la Donazione ed Utilizzo delle Cellule Staminali e Tessuti Umani.

Dott.ssa Giovanna Mazzuca

Condividi sui social000
Giovanna Francesca Mazzuca
CircaGiovanna Francesca Mazzuca

Dottoressa Giovanna F. Mazzuca, si occupa per Alvolonews.it della rubrica "Bioteca" Altri articoli

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*