L’embrione nella ricerca scientifica

La tutela dell'embione o dell'ammalato?

E’ oramai da moltissimi anni che, anche a livello europeo, si parla della famigerata questione “embrione” e le domande sono sempre le stesse: la ricerca scientifica sugli embrioni umani è o non è lecita?

L’embrione può considerarsi già vita?

Se si potessero usare gli embrioni umani per la sperimentazione di nuovi farmaci, chi dovrebbe esser tutelato, l’embrione o il malato?

Il dibattito si è sviluppato solo recentemente in conseguenza di interventi dei giudici europei.

Dubium sapientiæ initium” affermava Cartesio e difatti il nocciolo della relazione embrione e ricerca sta tutto nel dilemma etico se considerare o non considerare l’embrione una persona, una vita umana. Anche la scienza è scettica nel fornire una definizione certa. Molteplici e divergenti sono le opinioni a tal proposito. Potremmo suddividerle in due scaglioni: pro e contro.

Quelle pro embrione lo considerano una persona umana fin dal suo primo sviluppo, l’embrione umano è un essere umano allo stadio embrionale proprio come un neonato o un bambino sono esseri umani sin dalla prima infanzia.

L’embrione, essendo una vita in formazione, un germoglio, non dovrebbe essere utilizzato ai fini di ricerca medica. Tutto ciò si dimostrerebbe turpe e nefando perché è come se si utilizzasse una vita umana per fare scienza.

Opinioni contro, invece, sono quelle che definiscono l’embrione come un ammasso cellulare privo di vitalità e umanità, difatti se l’embrione non fosse impiantato nell’utero materno non avrebbe nessuna chance di sopravvivere, ecco perché non può essere considerato essere umano. La sua vita è intimamente legata ad un’altra. Vita dunque solo potenziale. Le possibilità che un embrione diventi prima feto, poi neonato, bambino e cosi via, sono basse anche quando si parla di fecondazione artificiale. Quindi, si tratta come una persona umana qualcosa che potrebbe diventarlo, ma che allo stato attuale non lo è. Molti ritengono che ci sia un termine, di quattordici giorni, dopo il quale l’embrione andrebbe considerato un essere umano e pertanto andrebbe tutelato, visto che vi è la formazione della stria primitiva, ossia l’abbozzo del sistema nervoso.

Il sistema nervoso, quindi, è l’elemento essenziale per capire se c’è vita.

Il contrasto si crea dunque già a livello terminologico, difatti sinonimi di embrione sono germoglio, abbozzo, germe, insomma qualsiasi termine che faccia riferimento a qualcosa che se lasciato crescere o progredire diviene un qualcosa, un fiore, un frutto o un essere umano. L’antinomia quindi è già di per se implicita.

Al giorno d’oggi, sempre più spesso si cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’incentivare e perorare la ricerca scientifica, perché solo sostenendola si possono scoprire e creare nuove cure. Poter esaminare, utilizzare e studiare gli embrioni e le cellule staminali embrionali significherebbe aprire nuovi orizzonti per la medicina tradizionale. Nei laboratori di tutto il mondo esistono milioni di embrioni congelati, prodotti, quasi tutti, per poter aumentare le chance di gravidanza tramite Procreazione Medicalmente Assistita.

È necessario fare chiarezza su questo punto. In realtà non tutti gli embrioni creati vengono impiantati nell’utero materno.

Quelli non impiantati vengono crioconservati, ossia congelati ad una temperatura di -196 c°, fin quando i centri di crioconservazione verranno dismessi.

L’embrione è quindi considerato essere umano, vita e giustamente non può essere oggetto di manipolazione scientifica, però è giusto crioconservarlo per molti anni.

Anche su questo dovrebbe sorgere un dilemma etico.

Le varie dissertazioni scientifiche a tal proposito hanno messo in evidenza, che dopo un determinato periodo di tempo, gli embrioni non sono più idonei ad essere impiantati perché non sarebbero in grado di produrre una nuova vita.                        

Diventano semplicemente ammassi cellulari da cui ricavare cellule staminali per creare nuove cure e farmaci. Questa è la metodologia usata dalla innovativa e contrastata medicina rigenerativa, che cerca di utilizzare le cellule staminali embrionali per ricreare i tessuti danneggiati non solo a causa di patologie, ma anche per il semplice invecchiamento. Le cellule staminali embrionali sono definite pluripotenti, ciò vuol dire che hanno la potenzialità di trasformarsi in ogni tipo di cellule presente nel corpo umano e sono reperibili nell’embrione, dopo sei giorni dalla sua formazione.

La loro pluripotenza li rende particolarmente versatili ed utilizzabili per la ricostruzione di tessuti ed organi, ove fosse possibile la loro fruizione.

La sperimentazione sulle cellule embrionali, quindi, potrebbe rilevarsi una immensa fonte di salvezza per la cura di molte patologie, da quelle più gravi come le malattie degenerative, a quelle meno gravi.

A questo punto occorre capire a chi dovrebbe essere fornita la tutela giuridica e medica, se all’embrione o al malato.

embrione

 

by Dott.ssa Giovanna Mazzuca, autrice

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Giovanna Francesca Mazzuca
CircaGiovanna Francesca Mazzuca

Dottoressa Giovanna F. Mazzuca, si occupa per Alvolonews.it della rubrica "Bioteca" Altri articoli

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