L’Embrione: tra la Biologia ed il Diritto, la sua tutela

L’embrione potrà formarsi quando le cellule della costruzione di organi e tessuti rinunceranno alla loro immortalità

Esiste, nell’ambito della biologia una vera e propria disciplina, che si occupa dello studio degli embrioni, definita come “embriologia”, cioè lo studio dell’ontogenesi, vale a dire la scienza che esamina il processo totale di sviluppo di un organismo vivente. L’embriologia trova le sue fondamenta storiche intorno all’ottocento con due naturalisti in particolare, il lettone C.I. Pander e l’estone K.E. von Baer, anche se, per correttezza è opportuno dire che i primi studi sulla disciplina qui in esame, si rintracciano già nella prima metà del 600’. Dall’embriologia, nei vari anni di analisi e ricerca, si sono susseguite ulteriori branche di studio, sempre affine allo studio degli embrioni e da qui oggi abbiamo: “l’embriologia sperimentale”, “l’embriologia chimica”, “l’embriologia comparata” ed infine quella più recente “l’embriologia molecolare”. Il dizionario della lingua italiana definisce l’embrione come organismo vivente dal momento in cui ha inizio lo sviluppo dell’uovo fecondato sino a quello in cui si è stabilita una evidente differenziazione degli organi | in ostetricia, il prodotto del concepimento sino alla fine del terzo mese di vita intrauterina” . Etimologicamente parlando, il termine embrione deriva dal greco embryon” feto, neonato. Questo è dato dall’unione di due complementi entro e germogliare, ossia proprio qualcosa che germoglia dentro qualcos’altro, presumibilmente un uovo. Si può sottolineare a questo riguardo che già dal termine embrione derivi un intrinseco significato di nascita o meglio ancora di avere origine. Ma come si forma biologicamente parlando un embrione? Su questo argomento può esserci d’aiuto il Professore Carlo Flamigni, che nelle “Tappe dell’evoluzione biologica” [1] spiega come avviene la formazione dell’embrione nel ventre materno. Il processo fecondativo ha origine dalla fusione di due cellule germinative, definite gameti,dal greco γαμέτης « marito, coniuge», ognuna delle quali è portatrice del patrimonio genetico di un essere umano, di sesso diverso. Il gamete maschile prende il nome di spermatozoo mentre il gamete femminile prende invece il nome di ovocita. La fecondazione consiste, in semplici parole, nell’unione dell’ovulo femminile con uno dei tanti spermatozoi maschili. Questi daranno vita ad una cellula, chiamata zigote, dalla quale si svilupperà una nuova vita. Quando si parla di questa materia, la domanda che viene più spesso posta ai medici è: “ma qual è la differenza tra embrione e feto?”.Come sappiamo il periodo gestazionale può durare fino alle 38 settimane alle 42 settimane, ossia nove mesi. L’embrione potrà formarsi solo e soltanto quando le cellule responsabili della costruzione di organi e tessuti, rinunceranno alla loro immortalità ed entreranno nel processo dell’invecchiamento, tali cellule non più immortali prenderanno il nome di “cellule somatiche” e proprio queste saranno le responsabili della formazione della “linea embrionale primitiva”. La fase di annidamento dell’embrione termina al quattordicesimo giorno in concomitanza con la comparsa della linea embrionaria primitiva, dunque da questo giorno in poi abbiamo “l’embrione” vero e proprio, il quale rimarrà tale fino alla nona settimana dopo la fertilizzazione e che successivamente prenderà il nome di “feto”. Difatti, il tutto cambia tra la 11° e la 12° settimana di gestazione: qui finalmente l’embrione si tramuta in feto. Il termine feto deriva dal latino “fetus” (formato dalla stessa radice di “fecundus” e “femina”) ed indica il prodotto del concepimento dei mammiferi dalla comparsa dei caratteri peculiari della specie. Avendo analizzato il concetto di embrione nella biologia, credo sia ora di esaminare cosa significhi questo per il mondo del diritto. La Corte di giustizia europea, nella sentenza del 18 ottobre 2011 avente ad oggetto la Direttiva 98/44/CE, ha dato una vera e propria definizione di embrione, sostenendo che costituisce “embrione umano” qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione, qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura e qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e a svilupparsi. I giudici della Corte europea hanno lasciato ai giudici nazionali dei vari Paesi membri libero arbitrio di stabilire se e quando si può propriamente parlare di embrione o non embrione e di attuarne la relativa tutela. In Italia, prima della Legge 19 Febbraio 2004 n. 40, recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita e riguardante più in particolare lo status dell’embrione, bisogna citare la Legge 22 Maggio 1978 n. 194, che riporta norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Nel suo articolo 1, viene consacrata la tutela, da parte dello stato, della vita umana sin dal suo inizio, riconoscendo e garantendo altresì il diritto alla procreazione cosciente e responsabile ed il valore sociale della maternità. L’ordinamento dunque appresta un elevato grado di tutela alla vita umana, riconoscendo e trattando l’embrione umano, fin dalla fecondazione, come una persona. Questo dovere morale scaturisce dalla pubblicazione, da parte del Comitato Nazionale di Bioetica, dello Statuto ed Identità dell’embrione umano, datato 22 Giugno 1996. L’intima essenza del documento ruota intorno ad una specifica questione, ossia quella di stabilire se l’embrione umano possa essere considerato un individuo umano. Benché l’embrione sia, descritto nei lavori del comitato, come il prodotto del concepimento nelle sue fasi iniziali, non c’è in realtà una definizione o una pronuncia sulla natura concreta dell’embrione; tuttavia si continua dicendo che nessuno dei partecipanti a tale congresso neghi che esso sia, seppur in forma generale, umano. La tutela della vita umana ha acquisito ancora più ragguardevole riconoscimento con due sentenze della Corte Costituzionale: la n. 27/1975 e la n. 35/1997. Grazie a queste sentenze e grazie anche al continuo progresso della scienza, la tutela dell’embrione è andata sempre più aumentando ed inoltre il diritto alla vita nella sua estensione più vasta è stato innalzato a vero e proprio diritto inviolabile, rintracciabile e protetto nella nostra Costituzione all’articolo 2, dove si legge che: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Infine v’è sicuramente da dire che tutta la materia riguardante l’embrione è, per riprendere la famosa massima di Eraclito “Panta Rhei”, cioè in continuo divenire.

[1] C. Flamigni, Le tappe dell’evoluzione biologica, in S. Canestrari, G. Ferrando, C.M. Mazzoni, S. Rodotà, P. Zatti, Trattato di biodiritto – il governo del corpo II Tomo, L’inizio della vita umana, Giuffrè Editore, 2011, pp. 1281 ss. 

 

by dottoressa Giovanna Mazzuca, autrice

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Giovanna Francesca Mazzuca
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Dottoressa Giovanna F. Mazzuca, si occupa per Alvolonews.it della rubrica "Bioteca" Altri articoli

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