Presentazione della silloge “Voglio la luce!”

Preghiere e pensieri tra sofferenza e speranza in un cammino di fede

Autrice: Lia Lafronte

Pirografie su legno: Silvio Galia

Casa Editrice Jason (Reggio Calabria)

 

La silloge è dedicata al padre, guida terrena e modello di vita e alla madre che le ha donato il coraggio di manifestare le proprie emozioni.

Un accorato bisogno d’aiuto, un appello al Signore perché le porti in dono la serenità e la luce. Dio diventa amico, confidente e orienterà la vita dell’autrice che si rivolge a Lui con infinito amore.                                                                                                                                            

Nelle sue odi Lia ripercorre la vita e la morte del Signore; ripensa alla capanna dove Egli è nato, ai sandali che ha calzato, alla sua veste bianca, alla Sua corona di spine e sogna di essere cinta stretta stretta con una corda che la tenga legata al Signore! Bellissima l’immagine di Lia che bussa alla Sua porta e, se non viene accolta, siederà e attenderà finché non si apriranno i battenti e l’accoglieranno accanto al Suo Fuoco! E ancora: scalerà un monte, salirà su una nuvola, chiamerà Dio e Gli tenderà la mano. Il desiderio di stare seduta sulle ginocchia di Dio e cercare conforto tra le sue braccia come una bimba impaurita della vita ci fa comprendere il suo bisogno d’amore.                                                                                                                                                     

Lia si rivolge alla Vergine che ascolta i segreti del suo cuore come una mamma buona che le accarezza i capelli e la consola!                                                                                 

Molto toccante la poesia” Fiori rossi”: è dedicata a un vecchio e la sua vita è paragonata a un fardello da gettare nel mare del nulla. Ma il Padre gli sussurra dolci parole all’orecchio e lo incoraggia…un traghetto azzurro lo attende sulla riva verso una vita migliore!                                                                                                                                                            

L’autrice sogna di diventare una farfalla dalle ali chiare e volare leggera e posarsi sulla spalla della Vergine e dimenticare le amarezze della terra. Si tuffa in un sogno quando dice: se ogni uomo fosse un Angelo il cuore del mondo batterebbe all’unisono con quello del Signore! Poi chiede al Signore dove sono i suoi Angeli, di che colore hanno le vesti, se volano nel cielo e se riuscirà mai ad avvertire l’aria smossa dalle loro ali…e pensa alla pace che potrebbero arrecarle i baci di una creatura celeste!                                                                                                                                            

Sublime il Canto D’Amore che l’autrice eleva al cielo, con tutta la sua forza e riesce a cogliere la presenza di Dio nei colori e nei profumi della Natura.                                                                                 

In “Luce” c’è la ricerca della gioia, del respiro aperto verso un cielo amato, da contrapporre ad una vita sofferta e colma di delusioni, la luce di Gesù e i raggi della sua Misericordia! Come una figlia chiede al proprio padre i doni d’amore (caramelle e miele) e gli tende le manine, lei chiede il Cielo! Chiede un nido rosa, un rifugio nel Cielo per non perdere l’azzurro della sua Luce. Accatasta preghiere come mattoni che reggono la casa della sua anima.                                                                                                 

Dolce e delicata l’ode “Mamma”: dono del Cielo sulla Terra, delicata, leggera forte perché ha saputo accogliere i giorni freddi del destino amaro! Lia  ricorda il profumo di pelle di seta e le ninne nanne tra le lenzuola calde e le sere di Natale felici accanto al fuoco. Mamma rifugio accoglie tra le braccia le calde lacrime di una timida bimba!          

Il punto di forza, il fil rouge della silloge  è la speranza che proprio nei momenti bui non deve mai abbandonarci ma supportarci e farci comprendere che proprio in quei momenti si coglie il senso della vita. Un’opera ricca di sentimenti, dunque, di emozioni, di vibrazioni terrene e spirituali che riescono a trasferire il lettore nell’aldilà con la certezza di trovarvi la serenità e l’amore che tutti cerchiamo affannosamente.                                                                                                                                       

Il libro è stato apprezzato in ambito poetico e letterario e ha vinto molti premi. L’ultimo è stato il Premio Capit Terzo Millennio 2016, con medaglia del Senato della Repubblica.                                                                                                                                                                  

Le pirografie su legno di Silvio Galia, riprodotte in copertina e nelle pagine del libro trovano radice nell’universalità della sofferenza; l’artista con il suo strumento di fuoco dà incisività espressiva al dolore, alla speranza e ai valori della solidarietà e del senso religioso.                                                                                                                                                         

Roma 29/04/2017        Carmen Costanzo, autrice

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Carmela Costanzo
CircaCarmela Costanzo

Docente - Socia fondatrice dell'Associazione culturale Nòstos - poetessa Altri articoli

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