Ridefinite le percentuali di compensazione Iva per legna e legna da ardere

LEGNA DA ARDERE: AUMENTANO LE PERCENTUALI DI COMPENSAZIONE IVA

 

UNCEM E AIEL PLAUDONO ALLA MISURA, ORA IMPEGNO PER RIDURRE

LE ALIQUOTE SUL PELLET DI QUALITÀ IN LEGGE DI BILANCIO 

 L’aumento delle percentuali a beneficio degli imprenditori agricoli in regime speciale Iva e che sono impegnati in selvicoltura, è stato stabilito dalla Legge di Bilancio 2019. Per le cessioni di legna da ardere in tondelli, ceppi, ramaglie o fascine, nonché per i cascami di legno compresa la segatura (aliquota Iva del 10%), la percentuale di compensazione passa dal 2 al 6%.

Anche per le cessioni di legno semplicemente squadrato, escluso il legno tropicale (per il quale rimane l’aliquota Iva del 22%), la percentuale di compensazione passa dal 2 al 6%.

Il Decreto interministeriale è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale da alcuni giorni. La decorrenza è retroattiva al 1° gennaio 2019. Si tratta di un positivo risultato, per il quale Uncem e AIEL ringraziano in particolare Alessandra Stefani, alla guida della Direzione Foreste del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari, con i Ministri Centinaio e Bellanova. 

Il tema dell’Iva agevolata sui prodotti forestali e non solo provenienti dalle aree montane è stato più volte posto da Uncem negli ultimi anni. “L’aumento delle percentuali di compensazione Iva – spiega Bussone – è un primo risultato. Ma è chiaro che sull’Iva serve un intervento massiccio, diverso, più forte. L’Iva sul legno deve essere portata al 4 per cento. Mentre deve essere riportata dal 22 al 10% l’Iva sul pellet di legno di filiera territoriale certificata ai sensi della norma UNI EN ISO 17225. Lo chiederemo come emendamento alla legge di bilancio 2020. E mostreremo i dati del Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale su consumi e utilizzi di pellet e legno. In crescita, ma sempre più importati da mercati esteri, dove non sempre si gestiscono efficacemente foreste e territori. Inoltre, come ci ricorda AIEL, l’aumento dell’Iva sul pellet dal 10 al 22%, dal gennaio 2015, ha di fatto aumentato l’evasione fiscale. Che va urgentemente contrastata anche con provvedimenti forti, come chiesti da Aiel, ovvero con il reverse charge da applicare alla compravendita di pellet, al fine di salvaguardare gli operatori onesti del settore”.

“Questo provvedimento va nella giusta direzione – commenta il Presidente di Aiel, Domenico Brugnoni – e ci auguriamo che ne arrivino altre, come la riduzione dell’iva sul pellet di qualità. A partire dalla stagione termica 2018, è in vigore un nuovo obbligo per i consumatori che utilizzano generatori di calore a pellet domestici (cioè di potenza termica nominale inferiore ai 35 Kw). Per alimentare questi apparecchi deve essere utilizzato esclusivamente pellet certificato conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2, che ha come elemento distintivo un contenuto di ceneri inferiore allo 0,7%. Tale obbligo è previsto dall’Accordo del Bacino Padano siglato tra Ministero dell’Ambiente e Regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte) per l’attuazione di misure congiunte per il miglioramento della qualità dell’aria. É chiaro che la riduzione dell’aliquota Iva sul pellet di qualità certificata avrebbe un effetto virtuoso, non solo a livello di aumento di consumi da fonte rinnovabile, ma anche in termini di maggior efficienza energetica degli apparecchi, a tutto vantaggio della qualità dell’aria”.

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Lucia De Cicco
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Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos Altri articoli

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