Rubrica: Colorazioni…e Archi. Alla riscoperta del lavoro degli antichi cestai

Intervista al giovanissimo Andrea Perrotta di Cerisano, rappresentate calabrese della tecnica dell'intreccio - Salicevivo 2017

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Che i giovani non si interessino delle tradizioni è cosa piuttosto non del tutto veritiera!

C’è da dire che nel tempo molte delle tradizioni si sono modificate perdendo il loro autentico valore e significato. Per vari motivi e circostanze e anche quella delle colture ha optato per sistemi più rapidi e d’imposizione più repentina dei prodotti sul mercato, lasciando il buio nel riciclo di alcuni materiali. Dell’agricoltura in tempi andati veniva utilizzato tutto anche per molte piante che una volta essiccate davano vita ad oggetti utili per il lavoro nei campi col tempo divenuti oggetti d’abbellimento e di collezionismo.

Voler ripetere la stessa operazione dei bisnonni oggi non è cosa agevole per le cose esposte sopra, allora ci s’innova e dietro ciò c’è un lavoro di ricerca e di acquisizione di nuovi metodi di cui ci racconta Andrea Perrotta, un giovanissimo della comunità di Cerisano, cittadina pittoresca alle porte di Cosenza. Un piccolo borgo semiabbandonato tra campanili e circunvallato dalla modernità che avanza, ma che nel tempo ha saputo tenere intatte quelle tradizioni che afferiscono al verbale liturgico grazie alle sue due Congreghe, che convivono nel paesino ormai da molti secoli.

Ma ritorniamo ad Andrea, che è un giovanissimo appassionato anche di fotografia. Conserva, infatti, un bellissimo archivio fotografico, frutto di ricerca e amabile conservazione e che si può ammirare attraverso facebook nel gruppo “Cerisano e la sua gente”.

Apprendiamo da facebook della sua partecipazione  giorno 17 e 18 giugno 2017 a Urbino alla terza edizione di “Mani che intrecciano”, un evento dell’associazione Salicevivo, che riunisce cestai di tutta la Penisola italica e anche provenienti dall’Estero. Quest’anno per la seconda volta hanno scelto Andrea Perrotta per rappresentare la Calabria e invitato all’evento poiché sta facendo un lavoro di recupero delle varie tecniche di realizzazione e di composizione dei cesti della tradizione calabrese.

“Durante l’evento ho realizzato un cesto in paglia a spirale, ci dice Andrea, la più antica tecnica d’intreccio del mondo, ormai quasi scomparsa sia perché si sono perse le maestranze sia perché le nuove varietà di grano molto scadenti nella lunghezza della spiga non permettono di adoperare la paglia che se ne ricava. Perciò sono dovuto partire dal recupero di varietà di grano antico, coltivarlo da me stesso per poi poter utilizzare la paglia adatta”.

 

Andrea Perrotta, quindi è un grande appassionato di agricoltura e di tutto ciò che riguarda la natura e la produzione che da essa può derivare, dal patrimonio boschivo all’apicoltura, all’intreccio dei cesti, la cui materia prima produce con le sue mani. Inoltre è un grande ricercatore delle sementi antiche che riscopre con fare certosino. Forse un giorno creerà un’azienda attorno a questo amore, ma per il momento si limita allo studio e recupero. Membro di Legambiente Cerisano e della protezione civile territoriale. Pittore per passione, uno dei suoi quadri si trova custodito nella Chiesa della Madonna del Rosario-San Domenico in Cerisano, arte stimolata in famiglia e consolidata con gli studi al Liceo artistico. Scelta di studi: Storia.

Come nasce, Andrea, questa passione della riproduzione dei cesti della tradizione?

Nasce in famiglia, la mia famiglia era composta da cestai a partire a ritroso da mio nonno. Con la morte di mio nonno ho capito l’importanza di conservare la tradizione e di recuperarla perché rischiavo di perderla. Ho preso i cesti fatti dal nonno, li ho studiati e da questo primo approccio oggi mi ritrovo a sperimentare e ricercare di continuo nuove tecniche di cui la Calabria è fiorente, ogni territorio ha la sua particolare tradizione. (Ci addentriamo con Andrea in discorsi anche storici riguardanti la comunità di Cerisano, le varie territorialità, le diverse concezioni della tradizione, a significare che questo giovane è davvero un narratore della Comunità che andrebbe interpellato per le generazioni future. Ma torniamo al tema della nostra intervista).

Quali sono i materiali che utilizzi per i cesti?

La paglia, la canna, il castagno, ciò mi porta a dover utilizzare diverse tecniche, che non afferiscono al classico “panaro” in paglia. Tutto ciò non è facile perché molte tradizioni sono andate perse, ma tramite i prodotti esposti nei musei e alcune immagini che vedo sui testi riesco a riprodurli e faccio rinascere la tradizione nelle mie mani.

Esiste un mercato di questi manufatti?

In Calabria abbiamo la saturazione del prodotto, molto diffuso in tutte le famiglie ancora oggi si realizzano cesti in molte comunità. In altre Regioni invece abbiamo una grande richiesta con un prezzo di vendita più alto.

La passione storica che sfocia anche nella fotografia…

Mi rifaccio ai documenti storici dell’Archivio di Stato di Cosenza, quello di Napoli, poi cerco di attingere dai testimoni diretti delle Comunità che voglio esaminare. Soprattutto gli anni attorno alla II Guerra mondiale. E poi attorno alle Congreghe per Cerisano e che sono centenarie e ho molto materiale fotografico. (Un materiale fotografico quello di Andrea che è comune a molti personaggi della comunità cerisanese e che a mio personale avviso andrebbe custodito in un museo, magari nella casa delle Culture, dove per un periodo sono state esposte, oltre ai materiali, anche delle foto della vita contadina).

Riguardo alla raccolta d’informazione sui materiali per la realizzazione dei cesti, in questo momento di che cosa ti stai occupando?

Ho cercato di farmi dare informazioni riguardo a una determinata tecnica da un anziano signore di Belmonte Calabro, ultimo cestaio di un particolare cesto fra l’altro per niente comune, la cui tecnica è in disuso da cinquant’anni, si chiama “Rito” il cesto, un sacco, che serviva a trasportare l’erba, che veniva mietuta nei campi e destinata agli animali. Poi c’è l’ultimo cestaio di Savelli morto trent’anni fa, ma che per fortuna ha un testimone verbale di una tecnica di realizzazione di un cesto molto particolare che è in castagno, la base è quadrata e via via assume una forma conica.

Ma qual è il cestino che realizzi con più piacere?

Li amo tutti, ma di certo questi in fascia di castagno sono più resistenti e più rari, più difficili da realizzare e meno diffusi nelle quotidianità, anche più attraenti sul mercato. Volevo inoltre sottolineare la differenza tra il grano di ieri e di oggi. Erano anticamente grani alti fino a due metri, oggi sono più bassi e realizzare cesti grandi non è facile. Per mia fortuna conservo il grano alto in famiglia e riesco a riprodurlo, ma non è facile trovarlo sul mercato.

 

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Andrea Perrotta

 http://www.salicevivo.it/mani-che-intrecciano-2017/

 

Servizio by Lucia De Cicco, pubblicista

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Lucia De Cicco
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Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos Altri articoli

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