Terza Edizione Le Muse Arte a cura della dott.ssa Myriam Peluso

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Giorno 20 aprile 2018, presso la Biblioteca Angelica in P.za di Sant’Agostino n.8 in Roma, Terza Edizione Le Muse Arte a cura della dott.ssa Myriam Peluso.
La rassegna culturale avrà termine il 30 aprile ed è impreziosita da una mostra d’arte con opere di grandi maestri contemporanei.

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“Il Cantore della Speranza”
Il primo incontro è dedicato a Gioacchino Da Fiore: teologo, filosofo, profeta. E’ presentato dal prof. Giuseppe Riccardo Succurro, Presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. Nella seconda parte, l’artista Adriana Toman ha presentato “Trilogia Gioachimita”, una piece teatrale interpretata dagli artisti Marco Silani, Francesco Antonio Conti e Mariana Lancellotti. Gioacchino eretico-filosofo-autore- molto studiato in tutto il mondo. Dopo otto secoli c’è ancora una straordinaria vitalità intorno alla sua eclettica personalità. Egli appartiene all’umanità. L’abate calabrese è stato tradotto in moltissime lingue, la sua figura esercita molto fascino. Nacque in Calabria, a Celico il 1135 da Mauro, notaio, e Gemma. Dopo gli studi propedeutici, divenne curiale e poi notaio. Nel 1160 si trasferì a Palermo e lavorò presso la corte normanna, nella Cancelleria regia. All’età di 33 anni partì per la Terra Santa, visitò Gerusalemme e sostò sul monte Tabor. Sembra che lassù abbia ricevuto “la rivelazione della duplice legge” (mise in corrispondenza gli eventi dell’Antico e del Nuovo Testamento”. Al ritorno si ritirò in una grotta sull’Etna, poi ritornò in Calabria si ritirò sulle colline di Rende dove predicò da laico; in seguito entrò nell’Abbazia benedettina di Corazzo (Carlopoli), vi compì il noviziato ed assunse l’abito monastico. Nel 1177 divenne priore e dopo poco abate. Nel 1182 partì per l’Abbazia di Casamari, dove trascorse più di un anno in preghiera, si dedicò allo studio e alla ricerca teologica. Poi si recò a Verona dove ottenne da papa Urbano III la licentia scribendi. Tornò in Calabria, in un posto isolato e si dedicò alla composizione delle sue opere; dal papa Clemente III fu prosciolto dai suoi doveri di abate. Quindi scelse un luogo sulle montagne della Sila, vicino al fiume Arvo, a cui diede il nome di Fiore. Nel 1196 Celestino III approvò la Regola dell’Ordine Florense e l’imperatrice Costanza D’Altavilla confermò i privilegi e le donazioni concesse dal marito Enrico VI. Gioacchino scrisse tre grandi opere: Concordia Novi et Veteris Testamenti, Expositio in Apocalipsim,; Psalterium decem Chordarum ed ancora : De articulis fidei; Tractatus super quattuor Evangelia. E’ indiscussa l’autenticità del” Liber Figurarum”, un albo composto di figure e grafici. Partendo da una rigorosa esegesi del testo biblico, Gioacchino formulò una filosofia della storia imperniata sulla corrispondenza delle tre età della Storia alle tre persone della Trinità. Egli afferma: all’era del Padre, caratterizzata dalla rigidità della Legge Veterotestamentaria, è succeduta quella del Figlio, ” l’Era media” , contrassegnata dalla Centralità della Chiesa Romana. Succederà ” l’Età dello Spirito”, i tempi nuovi in cui il mondo sarà trasfigurato dalla venuta dello Spirito della Gioia. Le ere si succedono a prescindere dal comportamento degli uomini che colgono i segni del tempo e si adattano ad essi. In questa età ci saranno “Uomini Nuovi” e la chiesa avrà paura di loro. Segneranno il momento del Passaggio, gli sconvolgimenti descritti nell’Apocalisse. Capovolse, dunque, l’impostazione della storia : il tempo si riempie di speranza e spinge il cammino della storia; la teoria dei secoli che invecchiano viene capovolta: la storia evolve dall’età dei vecchi a quella dei bambini e, anche la Chiesa deve diventare più leggera, spogliandosi dei poteri temporali e combattere la corruzione. Un sovvertimento, quindi, nella lettura dell’Apocalisse. La Chiesa gerarchica cederà il posto alla Chiesa dello Spirito. ETA’ DEL PADRE: ANTICO TESTAMENTO (della Legge, del Timore). ETA’ DEL FIGLIO: NUOVO TESTAMENTO (età della Fede).ETA’ DELLO SPIRITO SANTO (età dell’amore scambievole e della pace). Il Concilio Lateranense del 1215, condannò le sue dottrine, impedì la creazione di nuovi ordini e impose la clausura alle donne religiose. A Gioacchino furono attribuiti vaticini e profezie, è noto il Tractatus super Hyeremiam, proveniente da ambienti florensi e francescani. Sul suo pensiero si fonda il movimento dei Flagellanti, degli Spirituali, dei Fraticelli, con evidenti esagerazioni. Influssi anche nel profetismo di Savonarola, nella filosofia di G.B.Vico., nelle aspirazioni di Cola di Rienzo, in Giuseppe Mazzini e nel poeta Ibsen. Le sue dottrine diedero vita ad un vasto movimento denominato gioachimismo, seguito soprattutto dai francescani spirituali che predicavano l’attuazione rigorosa della Regola Francescana in opposizione alla Chiesa corrotta. Altro tema di Gioacchino è quello del papa angelico e del ruolo dell’imperatore che deve unire il mondo. Dante Alighieri, nel Paradiso fa dire di lui a San Bernardo: “e lucemi da lato il calavrese abate Gioacchino…di spirito profetico dotato “. Egli influenzò Petrarca, Dante ricorse al Libro delle Figure per descrivere il mistero il mistero dell’ Incarnazione e della Trinità, lo collocò tra gli Spiriti Sapienti. Egli influenzò i libri scritti nel ‘300 e ‘400 ( dicevano: l’ha scritto Gioacchino); Concordia Novi fu la guida di Michelangelo nella Cappella Sistina. Obama, in un discorso della sua prima campagna elettorale, ne richiama la proiezione utopica che sfida ogni malinconia umana attraverso i secoli. James Joyce ha attinto al suo pensiero e lo cita nel suo libro Ulysses . Gioacchino disse: “ci sarà un tempo in cui si farà il bene: per paura-per interesse- per il bene. Il suo pensiero ha attraversato anche il ‘900, la storia tesa verso l’escatologia. Papa Ratzinger: Gioacchino è antesignano della concezione del tempo. San Tommaso lo riteneva vanesio e pericoloso; Bonaiuti lo danneggiò perchè affiancò la sua vita a quella di Gioacchino. Egli fu ,dunque, teologo della storia e fornì una ricostruzione del processo storico, fondandosi sul messaggio biblico. L’abate creò immagini e fece ricorso al potere dei simboli letterari e pittorici per avvicinare i giovani al linguaggio figurale, evocativo e simbolico. Il prof. Riccardo Succurro ha elaborato un quaderno didattico in cui vengono riprodotte dodici Tavole commentate del Libro delle Figure. In esse sono fissate, in grandi quadri simbolici, le strutture portanti e l’immaginazione caleidoscopica del pensiero di Gioacchino. I disegni ci offrono un pensiero teologico rappresentato per immagini. Gioacchino è un pensatore pittorico, poeta delle immagini della terza età,: ” il cantore della speranza”.
” TRILOGIA GIOACHIMITA ” di Adriana Toman
La prima opera: Davanti alle mura di Gerusalemme ci porta in Terra Santa; Gioacchino, sceso dal monte Tabor, giunge davanti alle porte di Gerusalemme, in lui vibra l’emozione e parla con Dio dal profondo della sua anima. Si sentono i rumori della città e, all’improvviso, alle sue spalle, si avvicina Musulmano con un pugnale in mano per ucciderlo. Una giovane ebrea Amariah, ripudiata dal marito e dalla famiglia si mette ad urlare:” basta con la brutalità e il sangue innocente! Se siamo tutti in questo luogo santo vuol dire che sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono!” La donna cade a terra in preda ad una crisi epilettica e musulmano si ferma.Entrambi gli uomini si danno da fare per aiutare la donna colpita dal morbo sacro. La donna si riprende e comincia a raccontare la sua storia. Ella era appassionata studiosa di testi greci e arabi, era animata dalla passione per la scienza e per la ricerca e non voleva sottomettersi alle rigide regole della sua fede. ci si addentra poi in interessanti paradigmi circa la morale e la fede. Amariah dice che la spiritualità di una persona si può realizzare anche al di fuori di un paradigma religioso e Gioacchino dice che si può aver fede in ideali come la libertà, la giustizia, il rispetto del prossimo a prescindere dal credo religioso. Amariah aggiunge che lei, come Ipazia, avrebbe voluto dedicare tutta la sua vita alla scienza. Solo questo dava senso alla sua vita! Musulmano dice la sua: ciascuno di noi ha un proprio bagaglio di sapere che deriva dal contesto in cui è nato e cresciuto. Il popolo non può avere la percezione di un disegno complessivo della storia e trova certezze nei ruoli che la tradizione assegna.. La tradizione semplifica le cose, con i suoi schemi ereditati assicura un posto a tutti. Amariah, per il suo male e per il suo rifiuto nei confronti degli schemi tradizionali fu esclusa dalla città e costretta a vivere con una famiglia di pastori fuori dalle mura. Ella nutre una grande passione per gli uccelli e Musulmano dice: noi Sufi consideriamo gli uccelli sacre schegge del divino e il loro linguaggio è per noi la mistica espressione degli angeli! Gioacchino aggiunse: Questa notte Dio ti ha mandata qui, come un angelo, per impedire che si segnasse la mia fine…poi rivolto a Musulmano lo ringrazia per averlo risparmiato. La donna esce di scena con il mantello bianco donatole da Musulmano. Mentre i due continuano a donarsi i propri pensieri, si ode un urlo in lontananza, un suono ibrido tra un urlo di donna e il verso di un rapace. Cade dall’alto una piuma chiara striata di color nocciola. Gioacchino e Musulmano osservano la piuma cadere. Gioacchino: una piuma dal cielo! Musulmano: un uccello notturno…una scheggia divina! Il corpo non è stato trovato, è come se per incanto quella creatura avesse preso il volo!
IL DONO DEL MALE
E’ un fitto dialogo tra Gioacchino da Fiore, il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, Filippo II re di Francia e Giovanna d’Inghilterra . Sono riuniti a Messina, luogo d’imbarco per la terza crociata in Terra Santa. Gioacchino viene consultato sull’avvento dell’anticristo e sull’esito della crociata. Per mezzo della denuncia dell’intreccio tra religione e potere, tra violenza e guerra, con l’uso della superstizione e della paura, i potenti ottengono il dominio e il controllo sociale. Gioacchino: ognuno è sconosciuto a se stesso, il maligno è dentro di noi, sussurra all’orecchio le suggestioni di una vita orientata a soddisfare solo le proprie pulsioni, ignorando le esigenze degli altri. Il maligno è egoismo. Ognuno di noi lo incontra, anche Gesù lo ha incontrato e lo ha scacciato. Avrebbe potuto mettersi a capo del popolo, in Giudea, ma sarebbe stato un condottiero come tanti. Invece ha scelto la strada del martirio ed ha lasciato un potente messaggio d’amore che ancora oggi attraversa il tempo. Quando gli viene chiesto se Saladino fosse l’anticristo egli rispose di no. La profezia dice che sarebbe nato nella tribù di Dan. Riccardo insiste dicenso che Saladino era considerato il più nefasto dei flagelli. Gioacchino ribadisce che Saladino era un grande condottiero, uno stratega che conosceva bene i propri nemici in battaglia e poi: le vostre armature proteggono dal freddo ma, nel deserto diventano roventi; i vostri guerrieri sono lenti e i vostri cavalli non sono adatti ai luoghi aspri e aridi. I destrieri del Saladino sono veloci come il pensiero e ancora, lui sa quando colpire… e ancora: il suo grande alleato è la sete! Riccardo chiede : allora chi è l’anticristo? L’anticristo è a Roma e si appresta a sedere sulla Cattedra di San Pietro. Il maligno è sul trono di Dio. Egli sedurrà i cuori con falsa dolcezza e ostenterà falsa devozione verso la legge. Gioca col genere umano, non è mai soddisfatto. Si insinua in silenzio, subdolo come fumo attraverso una fessura, lasciando in noi il dono del male . Il maligno perpetua il proprio controllo sul genere umano con la guerra. Il tormento quotidiano con cui il maligno perpetua il controllo sul genere umano è la paura.
Filippo Augusto: Le vostre parole sono vere e terribili. La mia mente ha più volte intuito queste cose ma le ha sempre respinte. Giovanna chiede a Gioacchino uno dei suoi disegni, lui ne prende uno dalla sua tracolla e glielo porge. Giovanna lo prende e lo guarda: è bellissimo, cosa rappresenta? I tempi della Storia.
LA CONFESSIONE
E’ la terza opera della Trilogia. Fulcro significativo dell’opera è l’immagine della regina Costanza D’Altavilla, regina di Sicilia, moglie dell’imperatore Enrico VI di Svevia e madre di Federico II, in ginocchio per la confessione, su richiesta dell’abate Gioacchino come segno di riconoscimento dell’autorità apostolica. Dal colloquio emergono le inquietudini della regina che ha dovuto sottostare alle ragioni di stato , soffocando le sue personali aspirazioni e i suoi progetti di vita e subendo un matrimonio per ragioni politiche. EnricoVI, ossessionato dalla paura, fu un sovrano crudele, nelle piazze del meridione si assisteva a continui supplizi, (persone arse vive, occhi strappati…), al Signore di Enna fu posta sul capo una corona arroventata, sempre per paura di cospirazioni. Enrico morì per una dissenteria ed il regno di Svevia passò nelle mani di Costanza che difese la pace di un popolo fatto di cristiani e di islamici. Dopo i saluti l’abate si intrattiene con la regina ed affrontano i gravi problemi della terza crociata, una vergogna che neanche il passar del tempo potrà lavare. Riccardo Cuor di Leone, entrato in Terra Santa, ha trucidato più di tremila persone e l’imperatore di Costantinopoli ha preferito allearsi con i Turchi. Rinaldo da Chatillon aveva attaccato una carovana di pellegrini che andavano alla Mecca ed avevano brutalmente ucciso la sorella di Sal al din. Però Sal al din, quando assediò Gerusalemme non ha né depredato né ucciso. Chi va in quei luoghi sacri dovrebbe essere armato solo della fede e convertire le persone che ancora non hanno capito il messaggio di Dio. Poi chiede a Gioacchino di confessarsi e lui le chiede di scendere dal trono e di inginocchiarsi a Dio. Costanza avanza verso l’abate incredula e fragile, si ferma a un metro da lui e, guardandolo negli occhi, si inginocchia. Lei gli confida che sente prossima la sua fine e teme per la sorte del piccolo Federico. Gli confida di avvertire i segnali di cedimento che il corpo le manda, lei sa che la sua anima è malata e quindi il suo corpo si ammalerà. Egli la invita a liberarsi dalle angosce che per troppo tempo ha tenuto rinchiuse nella sua anima. Lei racconta: si sono appropriati del mio corpo e ne hanno fatto il nido della stirpe normanna, mai figlio è stato generato con tanto furore, mi hanno costretto a partorire in piazza, visi curiosi e volgarità hanno accompagnato le mie doglie, non una carezza affettuosa, nè un bacio d’amore ha accompagnato il concepimento. Come giumenta pronta per lo stallone, stordita dal fetore del vino, nella bocca dell’aguzzino del mio popolo. Purificami, indicami la strada per la serenità e la via per accettare le umiliazioni subite. Gioacchino le ricorda che la potenza della vita si esprime attraverso il corpo della donna e questo è un privilegio che Dio ha concesso alla donna. Anche Dio si è espresso attraverso il corpo della Vergine Maria. Poi la invita a guardare il cielo, le costellazioni e dice: non una sola stella sa di esistere, nè come si chiama, nè di essere parte di una costellazione. Noi siamo la consapevolezza dell’universo. Ti sia lieve il peso della mancata tenerezza, ma ricorda che nel tuo cuore albergano molte ricchezze…ciò non sfugge a Dio. Tu hai saputo creare l’equilibrio tra la cultura araba, ebraica e cristiana, i rappresentanti delle dinastie nordiche vogliono scatenare guerre sanguinarie in Terra Santa celandosi dietro la Religione, ma gli uomini e le donne di buona volontà resistono e sono loro che realizzeranno l’era della Pace. Vi sono stirpi illuminate che germogliano e crescono come gli alberi nella terra fertile: guarda la Storia. “L A PACE IN TERRA E’ UN PROGETTO, NON UN SOGNO E VA COSTRUITA PARTENDO DALL’ANIMA DI OGNI UOMO. OGGI STIAMO VIVENDO IL TEMPO PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE. Costanza si impegna a fare la sua parte accanto a lui e promette di educare il figlio seguendo i suoi consigli, di farne un uomo capace di una visione illuminata, di renderlo sovrano capace di lasciare dietro di sé bellezza e luce. Gioacchino benedice Costanza ed esce, lei rimane in ginocchio guardandolo andare via!
Le due performances hanno catturato l’attenzione dei numerosi partecipanti, hanno acceso un grande interesse e sicuramente stimolato l’approfondimento di un personaggio che va al di là del tempo e dello spazio. La monumentale biblioteca Angelica creato la cornice ideale per un evento di grande qualità.

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Roma 06 maggio 2018

by Carmela Costanzo

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Lucia De Cicco
CircaLucia De Cicco

Pubblicista OdG Calabria - Presidente dell'associazione culturale Nòstos Altri articoli

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