Unesco Roma, l’Ambiente sostenibile è possibile

Sabato 2 dicembre il Club per l’ Unesco di Roma e l’European Research Group on Automotive Medicine, presso l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, Lungotevere in Sassia,3 Roma, ha organizzato un evento eccezionale sulle problematiche riguardanti la salvezza del pianeta e il suo riscaldamento mortale dal titolo: ” L’Ambiente sostenibile è possibile ” Moderatrice: dott.ssa Flavia Fratello (giornalista La 7) Sessione Mattutina: Saluti della Presidente Club per l’Unesco di Roma, avv. Maura Gentile, Sen. Lucio D’Ubaldo, Segr. FederAnci Sanità.
Interventi: Arch. Costanza Pera, Min. Infrastrutture: La Nuova Agenda Urbana di un Habitat Prof. Aldo Ferrara, Univ . di Siena, ERGAM: Degrado Ambientale e Salute Prof. Mauro Canali, Univ. di Camerino: Geopolitica del Petrolio Avv. Domenico Jelo, Politecnico di Milano: La città sostenibile Dr. Carlo Sgandurra, Pres. Agenzia Controllo e Qualità Servizi, Roma Capitale, Dr. Diego Demetrio, Sales Manager ESAPRO, Prof. Albina Colella, Univ. Basilicata. Prof. Paolo Maddalena, Pres. Ass.”Attuare la Costituzione”, Vice-Pres. Emerito Consulta: La Costituzione e il Diritto Ambientale. Sessione Pomeridiana: Moderatori: Leo Sisti, Rappr.Ital.ICIJ, Luigi De Giacomo “Attuare la Costituzione”. Tavola Rotonda “Difesa del suolo, dell’Ambiente e del Patrimonio Monumentale”.
La nostra vita basata sul petrolio rischia l’insostenibilità e infatti, inquinamento e cambiamenti climatici stanno modificando la geofisica planetaria, causando dissesti territoriali e gravi malattie. La dominante del XX secolo è stata la dipendenza dai derivati del petrolio, impiegato in moltissime attività umane ( industriali- domestiche). L’oro nero ridisegna i confini della geopolitica e diventa foriero di guerre, malattie da inquinamento, causa di enormi sperequazioni ed enormi ricchezze da un lato e sconfinate povertà, dall’altro. L’uso irrazionale di fossili ha causato un drammatico cambiamento climatico; la Conferenza di Parigi (2015) e la Conferenza di Marrakech (2016), hanno auspicato il ricorso alle energie alternative, come stile di vita. Di petrolio si muore perché produce gas tossici e perché scatena le guerre. Dal 1990 la guerra si consuma nel Nord Iraq, territorio cruciale per il trasferimento di oil e gas verso Occidente. Un tempo OPEC ora rapporti internazionali tra Iran, Turchia, Russia e Usa. L’ ISIS tra di loro. La conseguenza della dipendenza dal petrolio è l’insostenibilità. Inquinamento e cambiamenti climatici stanno dunque modificando la geofisica planetaria; negli ultimi venti anni gli eventi metereologici estremi hanno causato la morte di più di 500mila persone e non sono inclusi i decessi da patologie da cambiamento climatico di ordine cardio-polmonare e cardio- vascolare. Il Protocollo di Kyoto è stato un fallimento e le nostre città strette nella morsa del traffico, sono sempre più invivibili. Purtroppo ancora non si è riusciti a conciliare ambiente e sviluppo economico, soprattutto quello industriale. La punta dell’iceberg è l’ILVA di Taranto. Infatti si è evidenziato un incremento pauroso di malattie pleuro- polmonari, dati forniti dal Centro Salute Ambiente Regione Puglia il quale ha evidenziato, un aumento della mortalità del +9%, per esposizioni a polveri sottili e anidride solforosa. Si è reso necessario, perciò, il concetto di sviluppo sostenibile, ovvero di salvaguardia dell’ambiente. Intanto la società ha avuto un cambio di rotta e il focus non è più la produzione industriale ma lo scambio di merci materiali e immateriali e la loro redistribuzione in sede territoriale ed extraterritoriale. Il modello di sviluppo è basato sulla mobilità e la nostra è quasi esclusivamente stradale. La nostra società, dagli anni ’50 ad oggi, da industriale è diventata post-industriale con l’espansione fuori dai confini nazionali e il mercato globale ha imposto regole non sempre possibili per i nostri produttori. Nei primi anni ’50 la macchina era primus status symbol e, i pochi che la possedevano, circolavano soprattutto la domenica. Quando, durante la settimana si andava in fabbrica, la si lasciava a casa. Negli anni del post-fordismo, la macchina viene usata per gli usi giornalieri e l’80% del traffico, delle principali città italiane, è sostenuto dal privato; solo il 20% è pubblico. La velocità media è pari a 5 km/h. Solo al nord viene usata la bicicletta, nella misura dello 0.8 (al sud 0.2%). Nella società post industriale e del terziario, il prodotto viene affidato ai mezzi di trasporto per la distribuzione, ma si arriva alla saturazione e il processo produttivo si autolimita e si arresta; ciò può portare alla paralisi della fase produttiva. In una visione futuristica, il nostro modello di civiltà, basato sull’ oillifestyle, è ancora primordiale; siamo quindi ancorati al tipo O perché utilizziamo solo una frazione dell’energia totale disponibile sulla Terra. Il giorno in cui l’energia fosse tutta di derivazione solare o fotovoltaica avremmo conquistato il Primo livello. Nel 1951, gli ammalati di cancro polmonare, erano 7 ogni 100 mila abitanti; nel 2000-2010: 100 ogni 10 mila ab.; l’attenzione va posta sul ruolo degli inquinanti e la loro diffusione nelle aree metropolitane (la qualità dell’aria che si respira). Il problema ha portato a 22 Conferenze Mondiali; dal 1995 al 2016, passando per quella di Kyoto (1997). Le nostre metropoli sono asfissiate dai gas di scarico dei mezzi e dal cattivo uso dei combustibili domestici. Il problema ha acquisito una valenza planetaria causata dall’effetto serra. Il nostro pianeta è avvolto in un’atmosfera che controlla e modula l’emissione e l’immissione dei gas e del calore prodotto e ricevuto. L’energia proveniente dal sole viene in gran parte rifratta dall’atmosfera, ma anche assorbita e utilizzata per il riscaldamento planetario. L’effetto serra crea una condizione di coltre e, mentre l’energia solare penetra comunque, la radiazione terrestre di ritorno viene impedita nella sua dispersione e ciò contribuisce ad accrescere la temperatura atmosferica. Dal XVII sec. è divenuto abitudinario il ricorso alla combustione dei prodotti fossili (legna, carbone, etc) e, dagli anni ’30 si è aggiunto il ruolo dei Clorofluorocarburi-CFC-( banditi entro il 2030 sono causa dell’esaurimento di ozono stratosferico). Le città sono i luoghi nei quali si perde la battaglia per lo sviluppo sostenibile e l’Agenda Globale 2030 deve guidare per il raggiungimento dei 17 obiettivi da raggiungere. Obiettivo I°: sconfiggere la povertà, acqua pulita e collaborazione tra sedi istituzionali ( Stato- Regioni-Comuni), partnership istituzionale. I programmi devono essere conosciuti da tutti, non soltanto dagli addetti ai lavori. Il presidente Agenzia Servizi Roma Capitale, afferma che bisogna risalire alle cause dei problemi, non agire sugli effetti; Roma ha avuto un incremento esponenziale della popolazione e le problematiche sono numerose. Purtroppo non si ha l’ abitudine etica di ascoltare e apprezzare i suggerimenti degli esperti. C’è assoluta disorganizzazione, i dipartimenti non parlano tra di loro, il cittadino è uno sconosciuto che viene inseguito solo al momento del voto. Basta con gli slogan, necessita un piano industriale realistico, necessitano infrastrutture, studi sui flussi che variano per il lavoro. Necessitano parcheggi e bisogna fare sistemi tra tutti gli organismi interessati.

(continua)

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Servizio e foto by Carmela Costanzo

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